Il cortocircuito storico nel 25 aprile specchio della confusione politica e la questione dei vessilli

Il 25 aprile è stato, come sempre, una grande festa popolare. Ma anche, e succede sempre più spesso, un gran casino. E’ successo di tutto un po’. A Bologna, Roma e Perugia, sono stati allontanati manifestanti con le bandiere dell’Ucraina, un Paese che da oltre 4 anni resiste a un dittatore, Putin, che lo ha invaso causando centinaia di migliaia di morti e milioni di esuli e radendo al suolo villaggi e città destinatarie dell’infernale ”aiuto fraterno” russo. A Milano è stata allontanata in malo modo dal corteo la Brigata Ebraica. Il fatto che Anpi arrivi a minacciare querela contro la Comunità ebraica ha un che di surreale e sarebbe un clamoroso autogol per l’associazione partigiana legata alla sinistra. Nessun problema invece per i lugubri figuri che hanno sfilato con la bandiera russa e con la Z dell’Operazione Militare Speciale di nonno Putin. A Roma un altro episodio assai inquietante, un po’ in odore di terrorismo: un tizio in moto e col casco ha sparato con una pistola a pallini contro due pensionati che indossavano il fazzoletto dell’Anpi. Facciamo allora un po’ d’ordine. L’espulsione delle bandiere ucraine è vergognosa. Solo i più beceri propagandisti filoputiniani e i nostalgici dello stalinismo credono ancora che Zelensky, figlio e nipote di ebrei morti ad Auschwitz, sia “nazista”. Non capiscono, o fingono di non capire, che essere nazionalisti, come Garibaldi e Mazzini ad esempio, non significa essere nazionalsocialisti come Heidrich e Goebbels.
Finalmente anche il presidente Anpi Gianfranco Pagliarulo ha gentilmente concesso quello che ad esempio Albertina Soliani ripete da anni, e cioè che gli Ucraini sono resistenti a  tutti gli effetti, e dunque, prendete nota, hanno diritto di cittadinanza alle marce ufficiali del 25 aprile. Discorso un po’ più complicato per la Brigata Ebraica, che nella seconda guerra mondiale combattè con onore e valore contro i nazifascisti. La bandiera della Brigata Ebraica, con la sua stella di David e i colori bianco celesti, ha tutto il sacrosanto diritto, a parere di chi scrive, di sfilare nell’anniversario della Liberazione. Invece il cartello col faccione di Trump, la bandiera dello Scià di Persia e quella di Israele, che sta invadendo, occupando e bombardando il Libano, tutti vessilli che i manifestanti radunatisi attorno alla Brigata Ebraica hanno sventolato in manifestazione a Milano, onestamente non c’azzeccano molto, e portarle al corteo del 25 aprile sembra piuttosto provocatorio. Ciò chiama in causa anche le responsabilità degli organizzatori ufficiali, ovvero associazioni partigiane e istituzioni locali. Visto che le bandiere hanno un altissimo valore simbolico, gli organizzatori dovrebbero specificare nei giorni precedenti che alcuni stendardi non sono graditi e spiegare bene il perché. Ed è qui che forse casca l’asino, perché la confusione che sembra regnare sovrana è la stessa che caratterizza il Campo Largo di Schelin, dove convivono tutto e il contrario di tutto, dagli ex Rifondazione e M5S antioccidentali e filoputiniani – secondo il principio per cui “il nemico (Putin) del mio nemico (il bieco Occidente capitalista) è mio amico” – ai Renziani che vanno d’amore e d’accordo col saudita Bin Salman e con Israele. Al Governo, ammesso e non concesso che il Campo Largo ci arrivi, non sarà possibile dividersi in tre tronconi come è capitato al corteo di Milano, con le istituzioni in piazza Duomo, i propal in Piazza Fontana e i pacifisti da un’altra parte.
Se il 25 aprile è l’antipasto di ciò che attende l’Italia governata da Schlein e Conte, insomma, non siamo messi benissimo. Per finire, una doverosa, ennesima precisazione, rivolta sopratutto ai centri sociali e all’estrema sinistra: la Resistenza non vi appartiene. E dunque dovete piantarla di dare patenti di antifascismo a destra e a manca. La Resistenza ha avuto uno svolgimento armato, nel quale i comunisti, che rappresentavano circa il 40% dei partigiani, hanno avuto un ruolo indubbiamente importante. Una parte dei combattenti comunisti, i Secchiani, avrebbe tirato dritto “per fare come in Russia”, ma sono sempre rimasti minoritari nel partito, per loro e nostra fortuna. Ma nella Resistenza armata c’erano anche tanti cattolici, socialisti, liberali e badogliani. Beppe Fenoglio, il partigiano più famoso della storia d’Italia, al referendum del 1946 votò per la Monarchia, poi si avvicinò ai socialdemocratici, cioè ai matteottiani-prampoliniani. D’altro canto la Resistenza combattuta a mano armata non avrebbe avuto nessuna chance di successo senza lo sbarco in Italia degli Alleati, sarebbe stata spazzata via da Tedeschi e Repubblichini se decine di migliaia di Americani, Britannici, Canadesi, Marocchini, ecc. non avessero perso la vita per scacciare i nazisti dalla Penisola. La Resistenza però è stata molto di più. L’ hanno fatta anche milioni di Italiani che, senza imbracciare le armi, si sono opposti al fascismo, in particolare dal 1943 al 1945. Ad esempio i contadini che, rischiando la vita, nascondevano e rifocillavano i partigiani. O le decine di migliaia di soldati italiani che hanno preferito i bestiali campi di concentramento tedeschi all’arruolamento nella Repubblica di Salò. Mussolini nel luglio ‘43 era ormai stato abbandonato dal popolo italiano,  non a caso è stato deposto dai fascisti stessi, cioè dal Gran Consiglio del Fascismo, oltre che dallo sbarco in Sicilia, dalle bombe alleate, dalla fame e dal disastro della campagna di Russia.
E dunque finiamola con ‘sta storia del 25 aprile “festa dei comunisti”. Agli opposti estremismi fa comodo dipingerla così, ma non c’è nulla di più falso. Il 25 aprile, per citare Sandro Pertini e Tina Anselmi, è la festa di tutti gli Italiani che amano la libertà.

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