Fantasmi del quotidiano…in assessorato

Chi vi scrive, appassionato da mezzo secolo di generico aldilà (da declinare come studio delle religioni e della spettralità), all’udire il titolo dell’edizione numero 21 di Fotografia europea “Fantasmi del quotidiano”, ha avuto un moto di commozione. Sta a vedere, elucubrava il sottoscritto tra sé e sé, che dalla giunta più figiciottina della storia reggiana emerge come nemesi la rivolta culturale contro il materialismo storico.

Una pia illusione in realtà. Nonostante ci fossero tutti i presupposti per uno sguardo fotografico oltre il dato noumenico (kantianamente la “cosa in sé”), a partire dalla direzione dell’ente organizzatore Palazzo Magnani affidata a quel Davide Zanichelli studioso e appassionato di Steiner, il filosofo esoterista fondatore dell’Antroposofia, qui di lettura animica non c’è nemmeno “l’ombra” (per utilizzare un sinonimo classico di fantasma che avremmo tanto desiderato venisse approfondita nella kermesse reggiana).

D’altronde l’introduzione orale dell’assessore alla Cultura Marco Mietto, nella visita guidata per la stampa nel dì inaugurale, ha spazzato via i dubbi residuali. “Siamo tutti d’accordo (ma tutti chi? ndr) – ha esordito il nostro – che per fantasmi si debbano intendere i nostri sogni e paure o anche le emergenze sociali, come la crisi energetica”. Avete capito bene. Mandando in soffitta (dove sovente appunto allignano le entità spiritiche) lo stesso etimo di “fantasmi” e dando per scontata una visione condivisa e quasi assoluta della necessità che l’arte per essere tale debba intervenire politicamente (lettura che più marxista non si può), l’assessore ha bypassato quasi due millenni di storia, arte e letteratura fantasmatica, per ridurla a un paio di locuzioni della lingua italiana: “i fantasmi del passato”, decifrazione psico-onirica e “i fantasmi del quotidiano”, interpretazione contingente. Vabbè sarà per un’altra volta: in questo caso però, al netto degli equilibri culturali del Comune e dei suoi Enti, avremmo preferito di gran lunga una preponderanza decisionale zanichelliana che non miettan-paterliniana (dal cognome dei due, assessore titolare e super consulente, che si spartiscono l’assessorato competente). Ammesso e non concesso che un braccio di ferro tra loro ci sia stato. Ma ci siamo capiti.

Avrebbe potuto essere una straordinaria occasione per un excursus nel bisogno di trascendente dimostrato dall’uomo fin dagli albori (oggi pure gli antropologi evoluzionisti darwiniani concordano sul fatto che il “salto di specie” tra il genere Pan di primati ominidi e gli ominini da cui discendiamo anche noi homo sapiens avviene per la capacità di creare “simboli”). E di cui il genere “fantasma” (e più ampiamente il paranormale) ha rappresentato come pochi le varie forme culturali intraprese. Dalla Bibbia ai poemi omerici, ma tutte le mitologie precristiane ed orientali pullulano di apparizioni, fino al laico e scientista ottocento col suo rito delle sedute spiritiche, lo spettro ha avuto un ruolo per nulla illusorio né secondario nella nostra storia recente. L’alchimia tra sei e settecento ha aperto la strada alla chimica. La ricerca psichica, tra sette, otto e novecento ha coinvolto fisica e medicina coi suo studi sulla “medianità” ed i suoi poteri latenti, propiziando la nascita della psicologia dinamica e chiarendo la distinzione tra mente e cervello, aprendo così la strada allo studio sistematico della psiche. Mentre le suggestioni del “naturale superfisico” hanno ispirato artisti e scrittori, fotografi e danzatori influenzando profondamente l’arte del XIX e XX secolo, perfino l’architettura e la politica. Kandinsky spiegava che l’astrattismo in pittura voleva rappresentare il sovrasensibile. Insomma lo “scontro” tra gli spiritualisti e le loro dottrine iniziatiche, gnostiche e sapienziali, e la visione quantitativa e descrittiva della tecnica e delle scienze moderne arrivano con vigore fino ad almeno agli anni ’30 del novecento. La contro-rivoluzione epistemologica dei fantasmi (da prendere criticamente s’intenda e non fideisticamente) attraversa ancor oggi l’Occidente in funzione antirazionalistica seppur sotto forme diverse.

Fatta sta premessa, che dire? Che non entriamo nella qualità delle mostre e installazioni, alcune di notevole livello e ribadiamo che comunque Fotografia europea è una straordinaria vetrina per la città. Ci sia consentita una chiosa finale a proposito di “fantasmi”. Si direbbe che le ultime parvenze si manifestino nell’assessorato alla Cultura del Comune di Reggio, dove il duo Marco Mietto e Piergiorgio Paterlini si distingue soprattutto per la “rarefazione” delle proposte del loro assessorato. Non si ha memoria di un ufficio comunale omonimo reggiano che si sia così distinto per la scarsità numerica di iniziative.

Gianfranco Parmiggiani

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