Trame nere, terrorismo rosso e quel passato che non passa mai

Lì per lì la reazione è stata di leggero sbigottimento: ma come, il fascismo era il problema di Reggio negli anni ’30 e ’40 ma negli anni ’70 e ’80 magari, aggiornando il pendolo della storia, avevamo altri guai. Ovvero le Br, nate e fiorite dalle nostre parti con tanto di certificazione Doc. Prospero Gallinari, Alberto Franceschini, Lauro Azzolini e Roberto Ognibene tanto per non far nomi, sono figli della nostra terra. Non che il terrorismo nero non ci fosse, anzi, la terrificante e neofascistissima strage di Bologna è lì a testimoniarlo come una sentenza definitiva di anno in anno. Ma insomma, se proprio si volesse fare piena luce su più d’un fattaccio di eversione armata originato alle nostre latitudini, forse sarebbe meglio diradare per sempre anche le fitte nebbie che si addensano da decenni sui rapporti mai del tutto chiariti tra Pci-Fgci e militanti che poi si sono armati, prima che entrassero in clandestinità e cominciassero a sparare nel mucchio.

Principiato in occasione di un recente convegno sul caso di Alceste Campanile, la pubblica richiesta di chiarimenti sul rapporto neofascismo/servizi segreti deviati, ha ricevuto un’improvvisa accelerata grazie ad una lettera scritta a sei mani da Federico Scolari e Matteo e Simona Balugani, il primo è il figlio di Ennio Scolari, intellettuale morto suicida nell’83 e vittima di un tentativo di depistaggio sul caso Italicus, i secondi sono invece i figli dell’ispettore Rolando Balugani, il primo ad intuire il possibile coinvolgimento di Paolo Bellini nella strage alla stazione bolognese, vicenda per la quale finì addirittura in carcere. Una lettera accorata cui Comune, Istoreco ed Anpi non avrebbero mai potuto non rispondere: “presente!”. E così puntualmente è stato.

Da giovane democristiano (in questo caso non in senso metaforico) e assiduo parrocchiano, tra liceo e Castelnovo Sotto, dove il Pci veleggiava oltre il 70%, ho trascorso parte della mia giovinezza a beccare insulti sia dai fan di Che Guevara (noto galantuomo dal grilletto facile) che dai teorizzatori della soluzione militare alla Cile o Argentina anche per l’Italia.

Fatte salve le meritevoli, umanissime e comprensibili buone intenzioni dei parenti, non si riesce a capire a chi oggi possa giovare riaprire le indagini storiche sulle trame nere a Reggio negli anni ’70. Che inevitabilmente porterebbe seco anche l’accensione di un potente faro su quel “brodo di cultura” reggiano nel quale, tra una riunione nella sezione del Pci ed una manifestazione della Fgci, crebbero i sopracitati Gallinari, Franceschini and friends.

Gianfranco Parmiggiani

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