Fasci, brigatisti, massoni e spie comuniste: benvenuti nella Reggio Emilia anni ’70
Nell’ambito del dibattito sulla recente richiesta di verità a proposito delle trame nere nel reggiano, cui ha contribuito la presente testata, ospitiamo l’intervento di un nostro collaboratore che firma sotto pseudonimo.
Ben venga un approfondimento sulle presenze di estrema destra nel contesto della Reggio Emilia degli anni ’70 e ’80. Ma affinché questo lavoro abbia un senso compiuto, occorre mettere in chiaro che la specificità reggiana è data dalla presenza di una diffusa cultura antidemocratica, estremista, distribuita a destra e a sinistra: il brodo di ignoranza e violenza che ha reso possibile l’incredibile compresenza, sullo stesso territorio, di assassini rossi e neri come i criminali delle Br e il criminale Bellini. Come giustamente detto nel corso della recente conferenza stampa di Anpi e Istoreco, Reggio non può restare ferma al racconto di Peppone e Don Camillo: bene, se ne prenda atto, e si registri l’incontrovertibile fatto che in questa storia non ci sono buoni e cattivi, ma solo cattivi. Ed è imbarazzante che a partorirli contemporaneamente sia stata la stessa città. Forse non è un caso.
Venendo al tema dell’estrema destra su Reggio Emilia, è prioritario che queste presenze vengano contestualizzate: perché solo se si definisce il contesto, che chiaramente è quello della città più comunista del blocco occidentale, si può dare un senso a quello che è successo. E’ chiaro che in un contesto come questo, il punto di partenza è l’azione eversiva dei due blocchi Est – Ovest per indirizzare la democrazia secondo i propri piani. Non serve a niente chiudere gli occhi sulla linea Mosca – Reggio Emilia, che è stata, per usare un tenue eufemismo, piuttosto condizionante per la storia della Reggio del dopoguerra. Di certo però sappiamo poco di come abbia funzionato la macchina Cia – Servizi italiani su Reggio.
Per questo non basta individuare i gruppuscoli di destra che agivano sul territorio: occorre ricostruire l’intera macchina dell’eversione, cercando i collegamenti tra estremisti, singoli esponenti delle forze dell’ordine, singoli esponenti della magistratura e singoli esponenti della massoneria, altra presenza ingombrante nel tessuto sociale cittadino di quegli anni. Un compito difficile, ma non impossibile.

Questa affermazione si basa su circostanze precise: un punto di partenza per l’analisi c’è. Le presenze di destra in città sono state analizzate da almeno due pubblicazioni del tempo: Reggio 15 nella seconda metà dei ’60, e Lotta Continua in corrispondenza dell’assassinio di Alceste Campanile. C’è poi tutto il materiale delle commissioni sul rapimento Moro e sulla P2. Ci sono gli archivi delle intelligence americane e inglesi. Fin da ora, quindi, è disponibile qualche qualche solida base per analizzare il fenomeno.
Ribadiamo: quello che manca completamente è il contesto.
Una semplice mappatura degli ambienti di Avanguardia Nazionale, Ordine nuovo – Ordine nero e simili, non avrebbe di per sé, la capacità di farci capire il quadro complessivo in cui si verificano queste presenze: quello di un vero e proprio attacco alla democrazia di questa città.
L’obiettivo quindi, dovrebbe essere ancor più ambizioso: dare un senso compiuto a queste presenze. Il focus dovrebbe essere la definizione di chi proteggeva e finanziava l’attività dell’estrema destra a Reggio Emilia. Ora: se nello scenario di Bologna è stato comprovato fino alla Cassazione uno schema di gioco che vede massoneria “deviata” ed estremisti lavorare insieme per diffondere il terrore, perché questo schema non dovrebbe valere per Reggio Emilia? Gli ambienti della massoneria deviata hanno però il difetto di pullulare di personaggi che non afferiscono solo all’estrema destra. Il fronte che negli anni ’70 e ’80 battagliava contro il comunismo era sorprendentemente vario e composito. Qualcuno che oggi si colloca tra i medio progressisti, potrebbe sentirsi in imbarazzo a vedersi accomunato ai “fassisti” nella lotta anticomunista di mezzo secolo fa. La città è pronta? La città del potere e degli affari trasversali è pronta?

Per fare un’analisi di questo tipo, poco rilevano, se restano indicati alla rinfusa, gli esempi citati nella conferenza di Anpi e Istoreco di qualche giorno fa, con Giovanni Vignali, Roberto Scardova e Arturo Bertoldi.
* Il criminale nazista Adolf Eichmann a Villa Minozzo: un dato reso pubblico dalla stampa locale già da oltre un decennio (se non prima), ma che resta un fatto passeggero e scollegato alle vicende del potere eversivo in azione sulla città.
* Silvano Russomanno: già vice capo dell’Ufficio Affari Riservati di Federico Umberto D’Amato, arruolato con i nazisti, poi dal 1950 a Correggio e in seguito, registrato in città pare nella zona di via Nobili. Bene, ma nel 1950 risulta già impegnato nella Polizia in Trentino Alto Adige. Una sua eventuale azione sul territorio quindi si sarebbe realizzata tra il 45 e il 50: un po’ poco.
* Paolo Pecoriello: esponente di Avanguardia Nazionale presente a Reggio Emilia per infiltrarsi a sinistra, creare scompiglio e compiere azioni violente da far poi ricadere sui movimenti dell’estrema sinistra. Tutto già abbondantemente noto. Pecoriello — ospitato all’epoca da un’istituzione religiosa cittadina e intervistato da Report fino a pochi anni fa — potrebbe raccontare molto, ma non ha mai detto nulla di particolarmente inimmaginabile sul livello superiore: quello delle protezioni occulte.
Inoltre, nessuno di questi casi sembra poter aggiungere nulla su un tema sollevato da Roberto Scardova durante l’incontro di Anpi e Istoreco, quello delle spie presenti nei partiti di sinistra: Comunisti, Psi, sinistra democristiana.
“L’ufficio Affari Riservati – ha detto Scardova – era una unità del Ministero dell’Interno composta da migliaia di personaggi il cui compito era quello di spiare. (…) Negli archivi degli Affari Riservati sono stati trovati decine e decine di faldoni in cui veniva registrato con minuzia tutto quello che avveniva nei sindacati, nel Partito Comunista, nel Partito Socialista negli ambienti della sinistra cattolica. Gente che era in grado di riferire poche ore dopo le riunioni a cui partecipava che cosa era stato detto”. “La cosa che mi ha stupito – ha aggiunto Scardova – è la quantità di persone che lavoravano dentro il Pci, la Cgil, il Psi e che informavano continuamente il Ministero degli Interni e l’ufficio affari riservati di quello che lì si decideva. La pervasività totale”.
Quante splendide carriere. Quanti arricchimenti improvvisi. Quante bizzarre anomalie della storia reggiana si potrebbero spiegare, solo avendo a disposizione una lista dei doppiogiochisti e degli spioni? Ma non lo sapremo mai, a meno che la desecretazione di documenti tra Londra e Washington non ci regali qualche succulenta sorpresa.
Saravakos

