Quel presunto terrorista islamico che pietiva i nostri soldi pro Palestina
Torniamo al punto da dove siam partiti: abbiamo conferito il Tricolore a chi arringava su un palco di Genova di fianco all’ormai famigerato Hannoun Mohammad Mahmoud Ahmad, il capo dei Palestinesi in Italia su cui pendono accuse (per ora solo tali e noi restiamo pur sempre garantisti) pesantissime con indizi talmente evidenti che in questo caso sfuma la netta differenza col concetto di prova. Anche Matteo Mesini, sindaco Pd di Sassuolo, città dove risiede uno degli arrestati, ha dichiarato che atti di solidarietà verso il martoriato popolo dei Palestinesi, sarebbero stati usati per finanziare il terrorismo di Hamas. Ovvero gli arrestati avrebbero piegato la compassione umana dei donatori per far sì che quei terroristi sgozzassero bambini, donne ed anziani nei kibbutz il 7 ottobre 2023. Ripetendo più volte che avrebbero replicato su più vasta scala il genocidio non appena possibile (leggasi non appena raccolti altri soldi atti a ciò). Sui social qualche estremista proPal reggiano, spesso trattato con deferenza dalla stampa locale, addirittura delira che non sarebbe reato finanziare Hamas se non sia provato che Hamas usi poi quei soldi per acquistare armi ed anche, tenetevi ben stretti alle poltrone, se non è dimostrato che queste armi vengano utilizzate su suolo straniero!!! Molti esponenti della sinistra italiana e dei 5s in questi anni, secondo le accuse, avrebbero collaborato coi terroristi di Hamas: manifestato con loro, raccolto soldi per loro, li hanno fatti parlare ai comizi, indetto convegni, si son fatti fotografare con sorrisi a 32 denti a favor di tv e macchine fotografiche. Ancor oggi molti proPal fingono di non capire lamentando che il tutto sarebbe partito “su indicazione di Israele”. Ma la massa di indizi in mano agli inquirenti italiani è semplicemente gigantesca. Ciononostante svariati proPal anche reggiani puntano il dito non contro chi lavora per una banda di fanatici islamisti tagliagole e assassini ma contro un inesistente e ridicolo (dovrebbero leggersi “Il cimitero di Praga” di Umberto Eco) complotto giudaico. Guardano il dito della manina israeliana e non la luna della montagna di evidenze. A Reggio in particolare questa storia di minimizzazioni e giustificazioni ed arrampicamenti sugli specchi, in sostanza di amicizia con “i compagni che sbagliano”, l’abbiamo già vissuta? Più o meno successe qualcosa di assai simile negli anni ’70, nel brodo di cultura in cui crebbero e vennero direttamente e indirettamente nutrite le Brigate rosse. Se gli odierni proPal chiedessero a qualche arzillo ultrasettantenne che oggi fa parte del Gotha della politica locale, potrebbe farsi raccontare da chi all’epoca andava tranquillamente a zonzo per le nostre campagne, faceva assemblee studentesche e riunioni di partito, con Alberto Franceschini and friends. Parafrasando i Cccp, Fedeli alla linea di Ferretti e Zamboni, potremmo intitolare questo film “Affinità e divergenze tra il compagno Hannoun e noi”. Ma si tratta di un film horror e noi chiediamo solo di assistere quanto prima ai titoli di coda.
Gianfranco Parmiggiani

