Maduro ai ceppi? La tentazione di pensare che Trump ne abbia fatta una buona. Invece no
Putin, il terminator di bambini ucraini, l’ayatollah Khamenei che bastona a morte le donne senza velo e impicca i gay alle travi, Hamas, il genocida del proprio popolo sbraitano alla “violazione del diritto internazionale”. E a me scappa amaramente, assurdamente, paradossalmente la tentazione che Trump col Venezuela ne abbia fatta una buona…e invece ha sbagliato e gravemente. Se passa infatti il principio che uno Stato si arroga il diritto di essere “il bullo del mondo”, come hanno giustamente asserito i Dem americani, il mondo diventa l’arena del più forte. Di hobbesiana memoria. Fa tenerezza la sesquipedale contraddizione di chi fino a ieri giustificava la bestiale aggressione di Putin all’Ucraina inventandosi motivazioni geopolitiche ed oggi piange in piazza l’attacco statunitense al Venezuela. Gli stessi che dicevano, accodandosi al capo tribù Travaglio (“Trump porterà la pace in Europa”) che Trump sarebbe stato meglio di Biden per la sua vis pacificatoria. Eccovelo servito il vostro Trump care prefiche a corrente alternata. Tra l’altro è probabile che Trump, che non è amico dell’Europa, abbia agito, oltre che per il petrolio, per distogliere l’opinione pubblica americana da altri problemi, a cominciare dai famigerati file sugli scandali sessuali di Epstein. Tuttavia va rilevato che il controllo dei grandi giacimenti petroliferi venezuelani permetterebbe a Trump di abbassare il prezzo del barile di petrolio e quindi del gallone di benzina, ancora troppo alto per il consumatore americano medio che, se l’inflazione interna non si abbassa, potrebbe punire i MAGA alle elezioni di Mid-term. America First, appunto. Addirittura nella sinistra radicale reggiana, proprio per tentare di sanare l’insostenibile contraddizione che esiste tra l’indifferenza sempre esibita verso la tragedia dell’Ucraina e le manifestazioni già in corso contro il bullo di Washington, circola in queste ore un post, piacizzato da vari/e sedicenti pacifisti/e, che teorizza come l’invasione russa dell’Ucraina sarebbe giuridicamente motivata da un presunto diritto Onu all’autodifesa (!!!), mentre il rapimento del dittatore Maduro sarebbe totalmente illegale. E dunque ci tocca pure vedere intervistati come “pacifisti” dai media reggiani curiosi personaggi che fino a un paio di anni fa hanno tenuto la Z dei putiniani nel loro profilo personale social. Noi invece rimaniamo coerentemente fedeli al nostro europeismo ed ai nostri principi liberaldemocratici. Come abbiamo denunciato i crimini di Putin in Ucraina, dal 2014 anno dell’invasione della Crimea e del Donbass, oggi condanniamo nettamente l’intervento venezuelano. La stragrande maggioranza degli opinionisti ucraini è su queste stesse posizioni. Questa all’orizzonte probabile divisione del mondo in aree di influenza, ci impone di tenerci molto cara la nostra Europa con tutti i suoi difetti, e di impegnarci per migliorarla e rafforzarla. Ciò a prescindere dalla natura del governo Maduro, dittatura corrotta e brutale, non riconosciuta dalla maggior parte degli Stati e rimasta al potere solo a causa delle frodi elettorali e del sostegno di esercito e forze paramilitari. A breve potremmo trovarci in una situazione ancora più drammatica, ovvero lo sbarco dei marines in Groenlandia, cioè in Danimarca, cioè nell’Unione Europea. In tal caso è prevedibile che molti Italiani, ad esempio quelli che si fanno fotografare sulla Piazza Rossa con la maglietta di Putin e quelli che fanno il tifo per Hamas e per Maduro, faranno spallucce. E come ieri non sarebbero morti per Danzica e oggi non sarebbero disposti a morire per Kiyv, domani non lo saranno per Copenaghen e Bruxelles. Parafrasando le argomentazioni pretestuose che ex filosovietici, grillini e vannacciani hanno spesso sollevato sulla guerra in Ucraina, dicendo che in realtà non ci riguardasse e che fosse un affare che dovevano sbrigare tra loro i due Paesi dell’ex Urss, potremmo in maniera molto più opportuna obiettare che quanto succede ai Caraibi ci riguarda ancora meno e non è affar nostro. Ma le minacce che anche ieri Trump ha rivolto alla Groenlandia e alla Danimarca ci riguardano eccome, visto che fino a prova contraria facciamo parte della Ue, e richiederebbero una dura risposta da parte di Von Der Leyen e soci.
Gianfranco Parmiggiani

