Ddl contro l’antisemitismo: un bravo bravissimo a Graziano Delrio
Finalmente mi sorge spontaneo un “bravo, bravissimo” a Graziano Delrio per via del suo ddl, firmato anche da altri senatori Pd, che tuttavia Francesco Boccia, plenipotenziario schleiniano nonché marito della ex parlamentare berlusconiana Nunzia De Girolamo, precisa, ahilui, non rappresentare la linea del partito (e dunque evidentemente è quella iper-proPal), a proposito di un doveroso rafforzamento dell’attenzione ai sempre più evidenti e violenti fenomeni di antisemitismo che infestano anche il nostro Paese. Eppure la dichiarazione sull’antisemitismo dell’IHRA, l’Alleanza Internazionale per il Ricordo dell’Olocausto, adottata dalla Unione Europea dal 2017, che Delrio pone alla base del suo ddl, non contiene nulla di trascendentale. Dice che “l’antisemitismo é l’odio per gli Ebrei”. In sostanza, chi contesta l’esistenza di Israele o equipara Israele al razzismo o al nazismo è antisemita. Apriti cielo, gli schleiniani, come ha titolato il quotidiano cattolico “Avvenire”, sono andati in tilt. E’ evidente allora che una certa parte radicalizzata e antistorica del Pd si stia deliberatamente accodando a varie organizzazioni estremiste nell’attacco a testa bassa non tanto al Governo Netanyhau, ma al diritto stesso di Israele a difendersi e a vivere in sicurezza. Pertanto indirettamente coccola le frange proPal più accese nella disperata e in questo caso suicida rincorsa a colmare il gap di consenso con il Governo Meloni. Una proposta, quella di Delrio, che magari aggiunge poco alla legislazione antirazzista italiana ed europea già in essere, ma che ha il merito non banale di focalizzare l’attenzione dell’opinione pubblica sul crescente e dilagante odio, reale e virtuale, domestico e di piazza, verso Israele e gli Ebrei. Prima che sia troppo tardi. Quindi “bravo, bravissimo” a Graziano Delrio.
A questo proposito è necessario citare l’ex deputato Pd Luigi Marattin. “Il PD prende le distanze – scrive Marattin – imponendo addirittura a tre senatori di ritirare la loro firma da una proposta di legge (firmata da Graziano Delrio) che sostanzialmente fa due cose:
1) contrasta la diffusione di odio e falsità contro gli Ebrei (e non, come si dice falsamente in queste ore, chi critica la politica dello stato di Israele. Chi non ci crede, controlli la definizione di antisemitismo richiamata all’articolo 1 di quella proposta di legge)
2) rafforza il concetto di libertà di ricerca e di insegnamento, nel tentativo di impedire che qualche altro ateneo interrompa preziose attività di collaborazione e di sviluppo con atenei israeliani solo per non irritare qualche squadrista da strapazzo.
E a quanto pare il timore di irritare tali squadristi da strapazzo (il riferimento di Marattin è ai facinorosi che hanno assalito e devastato la sede del quotidiano “La Stampa” ndr ) è anche il motivo per cui quel partito si permette di trattare in quel modo uno dei suoi esponenti più autorevoli e capaci”.
Per dirla con le parole di un altro parlamentare PD firmatario del ddl Delrio, Walter Verini, “pezzi del PD civettano con chi sta con Hamas”.
Una delle cose più preoccupanti, sicuramente per Delrio ma anche per la nostra città, è che sui social reggiani si è scatenata contro di lui una violenta (per ora, e si spera per sempre, solo sul piano verbale) canea, che non ha lesinato maledizioni e insulti, che vanno molto al di là del legittimo dissenso.
Improvvisamente la sinistra radicale reggiana ha scoperto che Delrio, a fianco del quale un anno e mezzo fa aveva condotto la campagna elettorale a sostegno dell’ex figiciotto Massari, non è più un cattolico di sinistra, come era ancora quando si trattava di andare alla conquista di assessorati e posti nel sottobosco delle partecipate del Comune, ma è tornato a essere “il solito vecchio democristiano”, brutto, sporco e cattivo. E’ dunque una canea doppiamente preoccupante. In primo luogo perché il conflitto in Medio Oriente richiederebbe maggior equilibrio da parte di tutti, bisognerebbe cioè riconoscere che in questa sanguinosa e ormai secolare contesa nessuna delle due parti in causa ha torto o ragione al 100%. In secondo luogo perché gli haters che imperversano sui social reggiani sono le terze e quarte fila dei grandi sponsor della giunta Massari, che su Israele e Palestina ha combinato il patatrac della cittadinanza onoraria a Francesca Albanese. Se volete far imbestialire un flotillero reggiano non dovete mettere in dubbio la moralità della madre: dovete obiettargli che, se non ci fosse stato lo spaventoso massacro del 7 ottobre, Gaza sarebbe ancora amministrata dai Palestinesi, per quanto fanatici e islamisti come i tagliagole di Hamas. Il livello di acredine raggiunto sui social dai proPal reggiani, che francamente dovrebbero darsi una calmata, fa impressione. Sembra di essere tornati agli ultimi giorni del Governo Prodi, quando, circa 20 anni fa, i vari Grassi e Turigliatto, sostenuti dal tifo da stadio delle stesse persone che oggi vanno in piazza a gridare “Reggio sa da che parte stare/Palestina libera dal fiume al mare”, fecero cadere il Governo di centrosinistra per impedire che l’Italia mandasse un pugno di soldati in missione di peace-keeping in Iraq, che poi ci andarono lo stesso. Chissà dunque che non sia proprio un altro tema di politica estera, cioè il conflitto israelo-palestinese, sul quale l’Italia ha per altro una capacità di influenza del tutto marginale, a provocare un altro sconquasso nella sinistra. Livelli di autolesionismo che solo la sinistra nostalgica del comunismo, quel variopinto arcipelago composto da ex rifondaroli, ex cossuttiani, ex PCI, M5S, vendoliani, seguaci di Travaglio e lettori del Manifesto, è in grado di regalarci. Fatto sta che tutta Italia e mezzo mondo ancora ridono amaramente alle spalle di noi reggiani per la tragicomica e, appunto, autolesionistica vicenda della consegna del Tricolore alla Albanese, seguita da dichiarazioni della leader proPal sui “moniti” ai giornalisti, che fanno accapponare la pelle anche a settimane di distanza.
E’ noto che Delrio sia molto deluso dalla giunta Massari e che non abbia condiviso affatto le scelte più controverse (il disastro Max Mara e il già citato affaire Albanese) dell’attuale amministrazione comunale. E qui i nostri complimenti a Delrio si trasformano in una metaforica tiratina di orecchie al senatore reggiano. Mai come in questo caso infatti è giusto ricordare che “chi è causa del suo mal…”, poiché la scelta di candidare sindaco Massari è figlia di un accordo di ferro (che abbiamo chiamato “il pattone”) tra lo stesso Delrio e un pugno di attempati ex notabili del Pci, della cooperazione e del sindacato, che dura ormai da 21 anni. Se questo patto finalmente saltasse, sarebbe certamente un buon segno per Reggio Emilia. La città avrebbe bisogno come l’acqua fresca di forze, idee e persone nuove e di guardare avanti, non di leggere un mondo brutale e complesso come quello di oggi con le lenti polverose e sclerotizzate di ideologie rimaste ferme agli anni ‘70.
Agli inizi si diceva che Elly Schelin volesse ritrasformare il PD nei vecchi DS o nell’ancora più vetusto PDS. A noi invece il PD schleiniano sembra molto più simile alla vecchissima Democrazia Proletaria. E’ vero che Schlein ha recuperato parte dei voti che erano andati verso i 5S, ma il prezzo che ha pagato il PD è stato molto alto, in pratica si è grillinizzato.
A Delrio è dunque giusto rivolgere una sola semplice domanda: che ci sta a fare ancora nel PD di Elly Schlein? Faccia contenti i suoi alleati ex PCI, levi le tende dal PD a trazione schleiniana e trovi una collocazione politica più in linea con i valori democratico-liberali dell’Europa e di quell’Occidente, di cui molti proPal dicono peste e corna. Al contrario, questo bistrattato Occidente, con tutti i suoi difetti e le contraddizioni, noi lo preferiamo mille volte a dittature cinesi, teocrazie iraniane, mafiocrazie putiniane e jihadismi vari, e ce lo teniamo ben stretto.
Gianfranco Parmiggiani

