Giorno della Memoria, un 27 gennaio assai mesto e folate sempre più irruenti di antisemitismo

E’ stato un 27 gennaio, questo giorno della Memoria della Shoah, quanto mai mesto, in Italia e a Reggio condito da ampie dosi di ipocrisia. Anche sporcato da vere e proprie provocazioni, come quella di chi, a Reggio Emilia, ha depositato nuove pietre di inciampo dedicate a Palestinesi vittime della recente guerra a Gaza, e così facendo ha svilito e dunque negato l’unicità della tragedia assoluta della Shoah, assimilandola alle vittime di una delle tante terribili guerre che insanguinano il mondo. Antisemitismo allo stato puro. Le guerre sono tutte orrende, ma la Shoah è il male assoluto. L’ipocrisia è quella delle istituzioni che oggi piangono i 6 milioni di Ebrei gasati e bruciati nei forni dai nazisti, con la complicitá dei fascisti, ma domani sfileranno tranquillamente con gli antisemiti doc, e magari li chiameranno pure in giunta, ovvero con coloro che il 27 gennaio postano messaggi su Facebook che assimilano Israele alle SS. L’operazione culturale più subdola operata nei cosiddetti “Giorni memoriali” (come sa chi ne studia i meccanismi mediatici) è appunto quella di attualizzare a proprio piacimento la tragedia che si commemora. E’ quella che, banalizzando la Shoah, crea l’humus culturale in cui sguazza l’antisemitismo, per cui un docente universitario israeliano non può essere invitato in Italia in quanto ebreo, dai ristoranti vengono cacciati ospiti perché parlano ebraico, non puoi indossare la kippah sennò vieni aggredito, eccetera eccetera. Se gli attivisti ProPal tengono davvero così tanto ai diritti umani, e perciò fanno della lotta dei Palestinesi una questione identitaria, perché tacciono sui 5 anni di sterminio ucraino operato da Putin? Perché se ne fregano dei 35 mila ragazzi e ragazze iraniane (più delle vittime del 7 ottobre e dei 2 anni di guerra nella striscia di Gaza) massacrate in Iran dagli ayatollah e dai pasdaran? Addirittura si diffondono infami narrazioni secondo le quali le masse di giovani iraniani martirizzate dagli ayatollah sarebbero manovrate da Israele e Stati Uniti, sarebbero armate e violente, e dunque la repressione se la sarebbero cercata. Sia chiaro che chi diffonde queste tesi deliranti si rende complice del regime abominevole di Khamenei. Perché non sono mai oggetto della indignazione dei ProPal le mattanze in Sudan, dove si affrontano i sanguinari fantocci di Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti? Domande retoriche, alle quali non si può che rispondere con l’amara e sacrosanta verità delle parole pronunciate da Liliana Sagre: “Non si può usare Gaza contro la Shoah”. Chi lo fa è un antisemita. La nostra civiltà è minacciata da fondamentalismi politici e religiosi, di destra e di sinistra: la tecnocrazia autoritaria di Trump, l’imperialismo putiniano, l’Islam radicale che si incarna in teocrazie e califfati. Ideologie e strutture di potere, accomunate dal culto della violenza come mezzo per risolvere le controversie politiche, quanto mai minacciose che dilagano anche in Europa, diffondendo antisemitismo, intolleranza e disprezzo per la libertà e per la democrazia, oltre che per la scienza, nemica giurata di ogni populismo. La brutta notizia è che i nemici della libertà e della democrazia sono forti, sono tornati, e sono qui tra noi.

Gianfranco Parmiggiani

Analisi, redazionali ed opinioniCronaca nazionale ed internazionale

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