Ma chi ce lo fa fare?

La domanda sorge spontanea, in primis frulla nella mente dello scrivente, editore e direttore ma non un uomo solo al comando giacché è in buona compagnia: ancora? Un’altra esperienza? Un’altra testata dopo quattro decadi di tv, giornali (quotidiani e periodici), radio, siti online e pubblicazioni varie ed eventuali? Ma chi te lo fa fare? Una mai diagnosticata e pertanto sottovalutata propensione al masochismo? Qualcuno che ti abbia convinto a suon di vil danaro? Qualche poteruncolo sedicente forte che ti ha spronato per infastidire la concorrenza? Folle osannanti che pendono dalla tua penna e/o dal tuo intercalare?

Magari, nulla di tutto ciò ahinoi. Che il disagio sarebbe financo curabile. Bensì un’esigenza storica che interpella implacabilmente le coscienze ciascuno di noi. Pressoché mai avvertita così impellente dacché lo scrivente abbia iniziato la professione. Da una parte la totale mancanza di punti di riferimento culturali nell’alveo dei princìpi che fondano la nostra democrazia, quelli liberali e socialdemocratici, quelli laici e razionali. E, perché no, anche cristiani (senza demo). Dall’altra l’assenza sempre più evidente di artigiani dell’informazione preparati alla battaglia finale e consapevoli della portata della pugna. Oggi invece assai più assuefatti a quella prassi di corrispondenza tra informazione e ufficio stampa cui da tempo miravano politica e imprenditoria. In sintesi un vulnus democratico divenuto cratere con la scriteriata (cioè non prevista, non guidata, non capita) diffusione dei social e di tutta quella fogna tracimante di “fonti alternative” che soffiano sul fuoco del populismo, dell’ideologismo e del complottismo. Destinato a mutarsi addirittura in precipizio quando l’IA (l’intelligenza artificiale), da subito idolatrata acriticamente da una raffica di ciarlatani a vario livello (alcuni pure senza scrupoli) avrà sostituito ogni dimensione della nostra vita tridimensionale, anzi quadridimensionale visto che i fisici ci cacciano dentro pure il tempo.

Attenzione, il Consorzio Pensatori Indipendenti non rappresenterà i capricci senescenti di un’accolita di compagni antimodernisti. Tutt’altro. Chi vi scrive è fermo sostenitore della necessità dello sviluppo tecnologico, dopo decenni di frequentazione dei classici, oggi vi aggiunge stima incondizionata per giganti quali Galileo, Darwin Einstein, Curie, Newton, Bohr e Dirac. Ma siamo di fronte ad un salto quantico nel campo della tecnica industriale, informativa e cognitiva che dovrà essere gestita dalla classe politica (specie internazionale) più impazzita e plutocrate della storia recente dell’umanità.

Abbiamo pertanto atteso un po’, il periodo pasquale non a caso, per dare vita a questa nuova testata, pensata e pronta da un po’, ancorché migliorabile col vostro aiuto. Come segno di speranza in questa sorte di notte dei tempi come non si vedeva, probabilmente, dalla fine della Seconda guerra mondiale. Tenebrae factae sunt (responsorio V del Venerdì santo). Lo scrivente vi aggiunge un’insignificante, ma non troppo, goccia di recente esperienza personale nell’oceano di problemi giornalistici in cui sguazza ed affoga la società: dopo 40 anni di più o meno onorata carriera, la censura subita da neofiti dell’editoria minore, nella pubblicazione di articoli rei solamente di raccontare politicamente la realtà, senza stare da nessuna parte. E così nutriamo un piccolo, grande intendimento: quello di rappresentare una luce per ora flebile, domani si vedrà, in fondo al tunnel del disorientamento, una tremula fiammella che ondeggia a seconda di chi avrà torto o ragione (valutato solo ed esclusivamente in virtù dei princìpi di cui sopra), fors’anche un fuoco fatuo. Un processo chimico assai naturale che, aldilà delle leggende spettrali, testimonia che in quel luogo, sotto quel funereo bagliore, giacciono le spoglie di un’umanità estinta. Che tuttavia per alcuni, per quanto sotto terra, è destinata prima o poi a risorgere. Magari non propriamente col suo fardello di carne ed ossa come vorrebbe la Resurrezione cristiana (chi siamo noi per saperlo?), ma nello spirito forse e chissà.

Gianfranco Parmiggiani

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