Benvenuti alla sistematica violazione del Diritto internazionale
L’ultima guerra, di scoppio recente e dalle imprevedibili conseguenze, ovvero i bombardamenti israelo-americani su Theran e dintorni e la reazione dell’Iran anche sui Paesi del Golfo (colpita anche la base militare italiana di Erbil), aggiunge complessità ad un quadro internazionale che appare diviso e divisivo come e più del secolo (anzi millennio) scorso. Complice anche una sempre più smaccata e diffusa partigianeria, la sempre sopravvivente ideologizzazione delle parti in campo e la relativamente nuova diffidenza verso gli organi di informazione ufficiale a favore di una generale disinformatia (o fabbrica di fake-news), chiamata “fonti alternative”, non solo rendono caotico il discernimento, ma vanno a detrimento della tenuta delle nostre fragili e giovani democrazie che ancora (e uniche) si basano su pochi (ancorché ottenuti con secoli di lotta e di pensiero) e semplici principii: quello liberale, quello socialdemocratico e quello laico.
1) La sistematica violazione del diritto internazionale, previa individuazione del nemico di turno e narrazione ad minchiam diffusa dall’invasore e/o bombardatore di turno. Cioè una modalità di aggressione in assenza totale di giustificazioni di qualsivoglia natura, inaugurata da Putin nel 2014 con l’invasione e l’annessione forzata della Crimea (nel complice silenzio anche dell’Europa, come giustamente ripete Carlo Calenda, che aveva sottovalutato per convenienza energetica la portata criminale del dittatore del Cremlino), reiterata soprattutto nei 4 anni di brutale aggressione all’Ucraina ed ora ribadita dai bombardamenti random di Netanyahu e Trump sullo stesso Iran. Perché un conto è se Israele attacca l’Iran (Paese che finanzia ed arma da 80 anni il terrorismo almeno in Medio Oriente rivolto soprattutto contro Israele), un altro se lo fa, dopo 47anni di velati o più espliciti warning ma di fatto improvvisamente, l’America. Ci sarebbe da chiedersi perché ora e perché in questi termini.
2) Ucraina e Teheran, almeno viste con uno sguardo occidentale, ovvero da Italia ed Europa, sono contesti molto differenti. Se è doveroso e necessario difendere ad ogni costo l’Ucraina, che vuole entrare nell’Ue, dalla minaccia di Putin, il cui delirante e criminale piano è, lo ha già ribadito più volte, estendere gli attuali confini russi a quelli vecchi e sanguinanti di vittime dell’Urss, ovvero Moldavia, Polonia e Paesi baltici, che potrebbero essere i prossimi bersagli, il conflitto arabo-israeliano, da cui muovono le ultime mosse guerrafondaie, ci riguarda meno direttamente. Fatto salvo il diritto di Israele ad esistere e a difendersi da orrori come quello del 7 ottobre 2023 perpetrato da Hamas (a patto che non si sfoci in crimini di massa come fatto da Netanyahu) e ricordando che gli Iraniani hanno tutto il diritto a liberarsi dalla più terribile teocrazia degli ultimi secoli (si calcola che gli ayatollah dal ’79 ad oggi, abbiano ammazzato circa un milione di persone, tra dissidenti, omosessuali, fedifraghe vere o presunte o solo donne col velo fuori posto). Tuttavia, che guerra sarebbe questa scatenata da Trump (il cui impeto bombardatorio è direttamente proporzionale alle notizie da coprire negli Epstein files) e Netanyahu? Quale sarebbe l’obiettivo? Forse come si rovescia un regime? Il rischio di peggiorare addirittura le cose, in primis per gli stessi Iraniani, in secundis per noi occidentali, con basi militari a rischio e terrorismo interno in recrudescenza, è enorme.
3) Le piazze che protestano: chi vi scrive ha seguito gran parte delle manifestazioni dei giovani iraniani per la tv per cui lavora, dando loro (quasi in beata solitudine) il giusto spazio e solidarizzando sulla loro tragedia (quello di un popolo represso agli estremi e che anela alla libertà, i parsi si sentono molto più occidentali che arabi). E’ umanamente comprensibile esplodere di gioia alla notizia della morte di un criminale incallito come l’ayatollah Khamenei che magari ha appena ammazzato e torturato loro un parente o un amico. Oltre alle bandiere iraniane però (quelle col leone di Persia, pre Stato islamico dunque), sventolavano bandiere americane e israeliane, le quali, almeno in questo caso, sarebbero gli aggressori. Insomma grande è la confusione sotto il cielo, come avrebbe detto Mao: ci si trova davanti ad un dilemma simile a quello nel quale si trovarono molti liberali e cattolici nel ’43. Combattere contro i nazifascisti (che oggi sono gli ayatollah), alleandosi con gli stalinisti. C’è un però grande come una casa: allora alla guida della coalizione alleata c’erano i Churchill e i Roosvelt, oggi hai Netanyahu e soprattutto Trump, che continua a ribadire di essere un grande ammiratore di Putin e di non aver alcun rispetto dei diritti umani. Dall’altra ci sono le piazze che manifestano contro la guerra: in mezzo a costoro tanti che non hanno mai protestato per i milioni di morti provocati da Putin o che continuano a gridare, a proposito di Palestina ed Israele, “from the river to the sea”, ovvero “buttiamo a mare e a morte gli Ebrei”. Come si vede la situazione è molto complessa, ma noi staremo qui di volta in volta a cercare di discernere sempre l’aggredito dall’aggressore, la vittima dal carnefice, la ragione dal torto, la giustizia dall’ingiustizia. E a ricordare che, ogni volta che leggiamo nei notiziari i numeri delle vittime di un bombardamento, a morire sono molto spesso militari di leva o civili, i loro bambini, figli e nipoti, persone come chi scrive e come chi legge, colpevoli solo di essersi trovati a vivere nel posto sbagliato al momento sbagliato. Insomma per evitare la famosa notte di Hegel, quella dove tutte le vacche diventavano nere.
Gianfranco Parmiggiani

