Il suicidio del ragazzo copto (cioè cristiano) davanti alla canea social
Un’altra notizia terribile. Mena Istafanous si è impiccato in carcere. Il giovane reggiano, un ragazzone di 1 metro e 90 nato a Reggio Emilia 26 anni fa da genitori egiziani, domenica scorsa si era macchiato di crimini molto gravi presso il distributore sulla Tangenziale a Due Maestà ferendo altri cittadini, passanti che si trovavano in zona. Il giovane già in passato aveva manifestato comportamenti violenti ed aveva avviato un percorso con la Ausl, che poi aveva interrotto, per la cura dei propri disturbi mentali. Su di lui si era subito prevedibilmente scatenata con tutta l’infame e bestiale ferocia di cui può essere capace, la cloaca maxima dei social. “Remigrazione”, “pena di morte”, “terrorista islamico” i commenti più benevoli. Questo benché Mena Istafanous fosse nato a Reggio Emilia e la sua famiglia fosse di religione cristiano-copta (stupenda comunità i cui antichi riti orientali greco-bizantini anche il sottoscritto talvolta frequenta in un anfratto della chiesa di S.Domenico). “Infame buonista” chiunque si sforzasse di trovare un briciolo di umanità nel disagio di questo sfortunato giovane che avrebbe sicuramente e giustamente pagato con una pena severa il crimine commesso. Perché la punizione è il prezzo che ognuno di noi deve pagare quando sbagliamo o ci lasciamo sopraffare dalle nostre umanissime debolezze, dal legno storto con il quale siamo stati creati. Ora la Bestia Social ha la sua vittima sacrificale, le è stato immolato il capro espiatorio di renegirardiano insegnamento ed è momentaneamente soddisfatta. Ma solo per poco, fino al prossimo agnello sacrificale. Per la cronaca, le pagine dei principali media reggiani hanno disattivato i commenti per limitare i vomitevoli interventi di chi scrive per esultare e insultare lo sventurato Mena, a cadavere ancora caldo. Al termine di questa terribile storia restano alcune persone ferite e ricoverate, un ragazzo reggiano suicida in carcere, un padre e una madre distrutti, una Barbarie che avanza nella nostra società, propagata dagli algoritmi, che sembra sempre più inarrestabile. E una zona grigia tra le istituzioni che dovrebbero affrontare il problema del disagio psichico ma rischiano di lasciare sole le famiglie.
E dunque che la terra ti sia lieve, Mena Istafanous. Che tu possa trovare altrove (chissà dove) la pace che su questa terra non hai trovato.

