Bosco Ospizio: gli attivisti perdono malamente il primo turno delle primarie del centrosinistra

Per il “Bosco”, o se preferite agglomerato verde di Ospizio, è finita come si sapeva da sempre che sarebbe finita: sono arrivate le ruspe. E buona parte degli arbusti, delle sterpaglie e delle piante, che fino a due giorni fa crescevano caoticamente su quell’area di 45.000 mq (già ricoperta da cemento per il 60%, non dimentichiamolo) oggi non c’è più. L’ex cosiddetto Bosco adesso è una spianata. Ricordiamo che il progetto di Conad prevede che alla fine dei lavori l’area edificata, grande un po’ più di un campo da calcio, sarà inferiore a quella attualmente già cementificata. 

Tra attivisti e commentatori amici, c’è chi, per il “Bosco”, con la consueta sobrietà e senso della misura, ha scomodato la frase di Tacito: “Fecero un deserto e lo chiamarono pace”, pronunciata da un condottiero scozzese prima di una battaglia che lasciò sul campo diecimila morti. E c’è chi ha paragonato gli antagonisti ad Antigone, una tragedia che sprizza sangue da tutte le parti, con fratricidi, cadaveri lasciati a marcire sotto il sole e annunci di devastazioni di intere città, per sottintendere che le leggi in teoria vanno rispettate, ma se a volte, quando non ti piacciono, le violi, non è poi così grave.

Poliziotti schierati a difesa del perimetro della legalità

C’è un po’ di preoccupazione per un fagiano, l’unico animale (uno solo) individuato nel corso dell’intera giornata tra gli arbusti dell’area. Gli encomiabili volontari del Rifugio Matildico, considerati dagli antagonisti meri collaborazionisti, confidano però di riuscire a portare l’intraprendente pennuto in un campo vicino.
In realtà tutto si è svolto in maniera abbastanza tranquilla. Mercoledì tre manifestanti sono stati sollevati di peso dalle forze dell’ordine (a proposito, speriamo almeno che a questi agenti paghino gli straordinari…), qualcun altro è stato accompagnato in Questura, poche decine i protestatari. Ma probabilmente ci saranno altre puntate nei prossimi giorni, e il clima potrebbe scaldarsi parecchio, se è vera la voce, e non sembrano solo rumors, che sono attesi in città gruppi di antagonisti meno innocui di quelli che fino ad ora sono stati tenuti a bada senza troppi patemi dalle forze dell’ordine schierate in assetto anti-sommossa.

Quel che resta del cosidetto Bosco oggi: l’area spianata è effettivamente più piccola della Foresta Amazzonica

Già nella mattina di giovedi, nel momento in cui scriviamo, si segnalano antagonisti arrivati da Bologna che hanno invaso l’area di Conad e hanno impedito per alcuni minuti l’utilizzo delle ruspe ai loro legittimi proprietari. Il tutto con gli stereo che sparavano a tutto volume “Bella Ciao”. Più fastidioso il blocco della circolazione stradale sulla via Emilia, un classico delle proteste degli ambientalisti più accesi che in altre situazioni ha causato anche scontri fisici con gli automobilisti. A noi che abbiamo studiato diritto, però, non risulta che un reato sia meno punibile se viene accompagnato dalla colonna sonora di un canto partigiano o da “No tengo dinero” dei Righeira.  
Le avvisaglie che le settimane in arrivo potrebbero essere più problematiche non mancano. Ad esempio, il Collettivo di Fabbrica – Lavoratori Gkn Firenze (47.000 follower in tutta Italia) annuncia sui social che “Conad, Governo, istituzioni non hanno idea di cosa hanno appena innescato. Non sanno che hanno innescato un processo che li travolgerà. Prepariamoci a travolgerli, prepariamoci a difendere Bosco Ospizio“. E ancora, in un post successivo:”La rabbia che ci sta attraversando dovrà ragionare seriamente sulla prossima mossa (…): non possiamo lasciargliela passare”.
Poco concilianti e ben poco pacifisti anche i commenti dei follower: “schifosi”, “maledetti bastardi”, “vigliacchi”, “idioti”, “maledetti”, “delinquenti”, “vili”, “assassini” (a ridaje), “criminali”, “imbroglioni”, “merde”, e altri francesismi assortiti. 

Comunque, ci saranno sussulti, ci saranno casini, i più pessimisti temono anche atti violenti contro le persone e le cose: il cantiere durerà mesi ed è scontato che le proteste continueranno. Ma la strada è tracciata e l’epilogo ci sembra scontato.
Sostanzialmente Reggio Emilia sta vivendo giornate tragicomiche: più da Aristofane però che da Eschilo. C’era anche il vostro cronista a testimoniare quanto avvenuto a Ospizio al momento dell’arrivo delle ruspe. Un energumeno ci ha trattato a male parole, per il solo fatto di essere giornalisti, ma nel complesso possiamo ben dire di averne viste di peggio. Fa impressione però ascoltare gruppi di donne giovani e meno giovani urlare a squarciagola: “Assassini! Assassini!” all’indirizzo degli operai dell’azienda edile incaricata e dei mandanti morali dell’operazione, identificati dai manifestanti in Marco Massari e Lanfranco de Franco, rei, a loro dire, di non avere impedito a Conad di esercitare i diritti acquisiti su un’area di sua proprietà (!). “Assassini assassini”, come se gli alberi fossero esseri umani, come se i miti operai che si guadagnano la pagnotta guidando una ruspa (e li immaginiamo mentre manovrano nell’erba, tra le urla e le maledizioni degli attivisti, rimuginare tra sé e sé: “Ma guarda cosa mi tocca fare per campare!“) fossero cecchini dell‘IDF a Gaza, e al posto di Massari e de Franco ci fossero Netanyahu e Ben Gvir. Il paragone tra questi uomini politici vi sembra decisamente esagerato? Certo che lo è. Ma non per il già citato Collettivo Gkn, che infatti si domanda retoricamente: “Non è la ruspa il simbolo per eccellenza dell’espansionismo sionista“?

Immagine generata dalla AI diffusa sui social dall’ex M5S Paola Soragni.

L’atteggiamento dell’assemblea di Ospizio è stato ai limiti dell’infantilismo politico. Se avesse chiesto a Conad di modificare l’intervento “salvando” qualche decina di alberi e un po’ di verde in più, l’avrebbe senz’altro ottenuto. Ma l’assemblea di Ospizio non ha mai mirato a nessun accordo. Non ha mai voluto un parco attrezzato fruibile alla cittadinanza. Voleva semplicemente che l’area restasse così come è oggi, e che Conad lasciasse un “bosco spontaneo naturale” su un terreno per il quale aveva già speso milioni di euro: incredibile. Semplicemente in-cre-di-bi-le.

Anche l’avvocato Giovanni Tarquini l’ha toccata piano. In un video pubblicato sui social ha affermato che l’avvio dei lavori al cantiere di Ospizio sia avvenuto senza particolari patemi grazie all’atteggiamento inusualmente moderato del centro sociale Aq16. E per Tarquini ciò sarebbe accaduto non a caso in coincidenza con la delibera con la quale il Comune di Reggio si appresta a sostenere le spese della ristrutturazione della sede di Aq16, il capannone occupato abusivamente al Foro Boario, quantificate in circa un milione di euro.
Dobbiamo infine registrare che, per la seconda volta in pochi mesi, per risolvere un problema politico-amministrativo reggiano è servito l’intervento del Prefetto. Era già capitato in giugno col concerto di Kanye West, è successo di nuovo con la protesta di Ospizio. Non proprio una medaglia per Reggio Emilia, cioè per una delle giunte di punta del Pd a trazione Schlein, che si candida a sostituire la Meloni al governo dell’Italia, ma evidentemente ha bisogno del Governo Meloni per sbrigare le faccende più complicate delle città che amministra.

La celebre scena di “Amici Miei”

Ribadiamo che la ragione principale del susseguirsi di corti circuiti come quello del cosiddetto Bosco di Ospizio sta nel difetto di origine della giunta Massari: è troppo schleiniana. Un baillame del genere sarebbe stato impensabile con una qualsiasi delle giunte degli ultimi 40 anni. Ogni altro sindaco avrebbe immediatamente circoscritto una protesta come quella di Ospizio bollandola per quella che è, ovvero un’agitazione di estremisti. Rispettabili finché si vuole, ma pur sempre estremisti. Ai protestatari di Ospizio qualsiasi altro sindaco avrebbe detto sul grugno che una città come Reggio Emilia ha bisogno di concretezza e non si amministra con i libri dei sogni e le utopie un tanto al chilo. Per anni queste aree antagoniste sono state marginali nella vita politica cittadina, non trovando sponde, né tanto meno interlocutori, nelle giunte e nel principale partito di maggioranza, il Pds prima, i Ds poi e oggi il Pd. Per i protestatari di Ospizio il Pd equivale al male assoluto ed è colpevole di tutti i guasti dell’universo, dalla guerra in Ucraina al buco dell’ozono, passando per il riscaldamento globale, i taxi che arrivano in ritardo e le cavallette. Tra parentesi, è un’opinione che condividono anche molti schleiniani. Da quando Schlein ha sconfitto Stefano Bonaccini,  invece, in ossequio al principio protonovecentesco, tornato in voga nel mondo schleinian-contiano, per cui non deve esserci “nessun nemico a sinistra”,  i capi e capetti dei gruppuscoli antagonisti sono i nuovi improbabili guru e paraguru del Campo Largo, o Campo Lavrov che dir si voglia. E’ tempo di primarie, e cespugli e cespuglietti della sinistra radicale si danno da fare per conquistarsi un posto al sole. Va benissimo alla bisogna anche un campo di periferia con un po’ di arbusti e piante “matte”, basta chiamarlo bosco. Stavolta è finita male e ora gli antagonisti giurano odio eterno a piddini e schleiniani vari, “schiavi del potere del cemento e del denaro” (cit.).

Ma qui il nostro cinismo di vecchi cronisti prende il sopravvento, perciò non rimarremmo affatto sorpresi se tra un paio di anni vedremo qualcuno/a degli attivisti dell’Ospizio sgomitare nei partitini alleati del Pd per un posto in lista e nelle partecipate. Accettiamo scommesse.
Per la cronaca, Conad è la quarta grande azienda reggiana che in poco più di un anno viene sottoposta a uno shit-storm impressionante per avere deciso di investire a Reggio Emilia. Era già successo a Coopservice per il caso Arena-Kanye West e per Max Mara. Era accaduto anche al Consorzio del Parmigiano-Reggiano, quando aveva tolto una piccola sponsorizzazione a un festival cinematografico locale per non avere voluto omaggiare la pasionaria dell’animalismo Giulia Innocenzi. Un tempo ci si affannava a trovare imprese disposte a investire in città, si stendevano tappeti rossi agli imprenditori vogliosi di stabilirsi dalle nostre parti, magari quando qualcuno come il compianto Carlo Baldi riusciva a convincerli.

Attivista con evocativo gadget sbircia il frenetico lavoro delle ruspe in quello che non è mai stato un bosco e che comunque adesso non c’è più

Da un po’ di tempo a Reggio per le aziende tira una brutta aria, alimentata da un mix di populismo, neoassistenzialismo e nostalgie veterocomuniste che non promette nulla di buono. Chi si azzarda a ricordare che anche per la Costituzione più bella del mondo la proprietà privata è effettivamente abbastanza sacra, viene etichettato come liberista, o, peggio ancora, come calendiano, fascista o addirittura sionista. Almeno sul piano ideologico, nella denuncia del capitalismo rapace, brutto, sporco e cattivo, gli antagonisti di Ospizio dunque si sono trovati la strada spianata da altri. Le imprese che oggi mettono piede in Piazza Prampolini e dintorni alla fine vengono prese a ceffoni, come i passeggeri che si affacciano dai finestrini del treno nel film “Amici miei”.

Vedremo presto se davvero su questa vicenda la città si sia spaccata in due o se gli antagonisti, come crediamo, stiano largamente gonfiando il consenso di cui godono, e se le già avviate campagne di boicottaggio di Conad avranno successo: quattro anni fa all’inaugurazione del Conad Le Colline di via Luxemburg parteciparono 6.000 persone.

Analisi, redazionali ed opinioniCronaca nazionale ed internazionaleCronaca Reggio EmiliaEconomiaPolitica localePolitica locale e nazionalePolitica Reggio Emilia

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *