Bosco ospizio. Il cemento è potere, ma occupare è infantilismo politico
La protesta del Comitato Bosco Ospizio è sostanzialmente inutile, perché tutti sanno che alla fine il progetto quasi certamente si farà: arriveranno le ruspe e spazzeranno via sia l’area verde sia i ragazzi (alcuni/e piuttosto attempati) del Comitato, ampiamente ignorati dal quartiere che li circonda, ma coccolati da una politica insipiente, che li ha elevati al rango di interlocutore, e dai soliti quattro-cinque furbetti del consensino che puntano a sfruttare la vicenda in vista delle prossime amministrative (tre anni, ancora, di attesa: campa cavallo…).
Conad può intervenire in forza delle autorizzazioni che ha. Se accettassimo che queste autorizzazioni fossero carta straccia, allora varrebbe tutto: saremmo di fronte, ahinoi, al populismo più becero. Gli ambientalisti di Bosco Ospizio si sono mossi molto tardi, ampiamente fuori tempo massimo, rispetto ai lunghi procedimenti autorizzatori. Su questi avrebbero avuto, seppur modesto, qualche piccolo potere di intervento. E adesso fanno scena e puntano solo a farsi sgomberare dall’area per avere un contentino simbolico. Il nulla cosmico o poco più.
Il fatto nuovo è che, pur di fronte a una protesta inconsistente e irrilevante, si stia concretizzando l’ennesima situazione da crisetta di giunta in periodo balneare. È chiaro che Sinistra e Verdi e Movimento Cinque Stelle la pensino in modo completamente diverso dai vecchi volponi del Pd, capitanati dal vicesindaco Lanfranco de Franco e dall’ex sindaco Luca Vecchi.

Due elementi destano imbarazzo: l’ennesima spaccatura nel centrosinistra e l’eclissi del sindaco Marco Massari dal palcoscenico di questa crisi. Che sia Vecchi a metterci la faccia è il simbolo più inequivocabile dell’inadeguatezza di Massari. Torna alla mente la scena dell’ultimo giorno di campagna elettorale 2024: Massari sul palco di piazza San Prospero che annuncia tra gli applausi una stagione di forte discontinuità rispetto ai suoi predecessori e i suoi predecessori che lo applaudono, a confermare che nessuno avrebbe messo in dubbio gli equilibri di potere esistenti nella città reale. Ma non è andata esattamente così. Gli scossoni ci sono stati, pure troppi.
Va ricercata in quegli equilibri di lunga data la genesi del PRU Ospizio, che porterebbe un nuovo Conad in un’area dove i supermercati non mancano. Quegli equilibri di potere sono cristallizzati in convenzioni e nelle decisioni del Tar. Inutile, quindi, che oggi l’assessore Roberto Neulichedl consideri il Bosco Ospizio un simbolo del conflitto tra ambiente e trasformazioni urbane e sostenga che la protesta abbia posto una domanda più ampia sul futuro della città.
Stiamo rivedendo un film già visto. L’assessora di Sinistra e Verdi Carlotta Bonvicini, nel 2024, contestò apertamente tempi e modalità dell’operazione: “È notizia di queste ore che, a valle della sentenza del Consiglio di Stato in cui il Comune di Reggio è risultato perdente, Conad, in quanto soggetto attuatore dell’intervento di PRU Ospizio, ha firmato la convenzione per proseguire l’iter attuativo. Si tratta di un atto tecnico e formale le cui tempistiche non hanno visto alcuna condivisione preventiva politica con la maggioranza. (…) A volte gli strumenti a disposizione per agire sulla realtà non sono sufficienti o, peggio, sono inadeguati. E quindi succede che basti un ricorso al TAR perso per vanificare indirizzi programmatici approvati in un piano urbanistico. Non si può però non accogliere e non comprendere il dissenso e provare a rilanciarlo su tutto quello che è invece in nostro potere di modificare e migliorare”.

È cambiato qualcosa da allora? No. Semplicemente, questa protesta non sarebbe nemmeno dovuta iniziare. La rappresentazione secondo cui Conad fornirebbe gratuitamente tutti gli spazi destinati ai servizi pubblici è più complessa. Dal rogito emerge che i circa 1.100 metri quadrati destinati a biblioteca e polo dei servizi territoriali vengono messi a disposizione gratuitamente, mentre per altri 300 metri quadrati destinati ai servizi sociali il Comune dovrà pagare 45mila euro l’anno per dieci anni, oltre agli altri oneri previsti. Un prezzo equo, in linea con i valori di mercato dell’area. È inoltre prevista la possibilità di un successivo acquisto dell’immobile. Per gli spazi destinati alla Casa della Comunità, circa 1.500 metri quadrati, il canone di locazione dell’Ausl risulta invece ancora da definire.
Quello che emerge da questi dati, pubblicati da Reggio Sera, è che ancora una volta, esattamente come nel caso del Park Vittoria, il Comune e il privato attuatore hanno contrattato condizioni di accordo che sembrano dare solide garanzie al privato. È uno schema che si ripete, quindi, e si ripete su un piano anche squisitamente politico. I/le ragazzi/e di Bosco Ospizio rifiutano di fatto la politica: e così facendo, non sono in grado di incidere minimamente là dove le decisioni si prendono. La protesta è quindi una manifestazione di infantilismo politico: nella stanza dei bambini si sbraita, in quella degli adulti si decide cosa fare.
Negli ultimi dieci anni Reggio Emilia non ha avuto una vera crescita demografica, ma ha continuato ad aumentare la propria superficie artificializzata. È un dato abbastanza netto. La popolazione è passata da circa 171.300 a 172.000 abitanti, quindi sostanzialmente è rimasta stabile.
Il suolo consumato è passato invece, nella serie ISPRA aggiornata, da circa 4.752 a circa 4.940 ettari, con un incremento nell’ordine del 4%. Altro che boschetto Ospizio. Su tutto questo problema, gli ambientalisti radicali dei cespugli, dov’erano esattamente?
Queste cose accadono perché il cemento è potere. Per creare un nuovo equilibrio di potere che salvaguardi il verde in città, occorre conoscere e usare gli strumenti della democrazia. Non abbatterla a colpi di occupazioni. Ma, d’altra parte, se la leadership di queste iniziative viene lasciata, oltre che a giovani animati da ottime intenzioni e ideali, ma acerbi sul piano politico, anche a gente che piangeva al funerale di Prospero Gallinari si ottiene poco. Solo qualche bella posa su tv e giornali.
Se volessero cambiare davvero qualcosa, i ragazzi e le ragazze di Bosco Ospizio dovrebbero studiare un po’ di più e perdere meno tempo nei bizzarri corsi che stanno facendo in questi giorni nell’area acquisita da Conad.
Saravakos

