Da Sua Altezza Kate a Suo Indebitamento Iren

In questi giorni di innamoramento della città per la Principessa Kate, l’altezza che dovrebbe interessare i cittadini almeno tanto quanto l’eterea Kate non è solo quella metaforica della nobildonna di casa Windsor, ma quella più prosaica dell’indebitamento finanziario di Iren, che a fine 2025 ha toccato i 4,22 miliardi di euro per poi assestarsi, alla fine del primo trimestre 2026, intorno ai 4,18 miliardi. 

Un argomento che dovrebbe essere centrale nel corso dell’assemblea dei soci del prossimo 21 maggio. Perché? Vediamo nel dettaglio.

L’indebitamento netto della nostra multiservizi è paragonabile a quello delle altre grandi multiservizi italiane: 3,9 miliardi Hera, 5,47 miliardi A2A, 4,96 miliardi Acea (dati al 31 dicembre 2025). Un dato che desta qualche preoccupazione in più se rapportato all’EBITDA, cioè al margine operativo lordo dell’azienda. Con questo indice finanziario Iren sarebbe messa meno bene delle concorrenti, con un rapporto debito netto/EBITDA di circa 3,1, leggermente più alto rispetto alle altre multiservizi citate.

Perché questi numeri? Le multiutility hanno una serie di parametri obbligatori da rispettare e devono investire in modo molto consistente ogni anno, ad esempio nelle reti. Questo crea per Iren un impatto significativo in termini di oneri, visto che il debito si è “mangiato”, nel solo 2025, circa 146 milioni di euro in oneri finanziari.


La Principessa Kate a Remida con Francesco Profumo, ex presidente di IREN, e altri dirigenti di IREN, principale sponsor del centro di riciclaggio, e Costanza Maramotti, dirigente del gruppo Max Mara.

Un ottimo affare per banche, fondi e assicurazioni; assai meno per il cittadino-socio-utente finale. Il meccanismo che si mette in moto è quello del riconoscimento dei costi del debito in tariffa: e quindi il sistema, di fatto, scarica i suoi punti di debolezza sul soggetto più fragile della catena, ovvero il consumatore. Con la beffa che tanto fragile non dovrebbe essere, visto che, attraverso le istituzioni locali, è socio dell’azienda.

Un paradosso noto ormai da anni, che però, nell’attuale contesto geopolitico, diventa pericoloso. Se i prezzi di carburanti e gas aumentano all’improvviso in modo molto significativo a causa di una escalation della crisi tra Stati Uniti e Iran, sale il costo delle materie prime e, di conseguenza, si restringe la liquidità. Per un’azienda con un indebitamento molto alto, si tratta di uno scenario da monitorare.

Iren dichiara di avere una “riserva di garanzia” di circa 450 milioni di euro (in linee di finanziamento non utilizzate), con cui ammorbidire l’impatto di eventuali crisi energetiche e finanziarie. La strategia di resistenza prevede diversi altri punti, sui quali per ora non entreremo.

Di certo, oggi il ruolo dei soci pubblici è quello di vigilare affinché questa situazione non si scarichi sui consumatori, soprattutto nei settori in cui la leva pubblica è più forte, ovvero quelli regolati (acqua e rifiuti in primis).

Cronaca nazionale ed internazionaleCronaca Reggio EmiliaEconomiaPolitica locale

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *