La principessa se n’è ita e noi torniam ranocchi
Fine. Stop. Basta. La favola è finita. La Principessa Kate, questa splendida donna che ha il potere di incantare i bambini, di farli cadere ai suoi piedi come una Pifferaia Magica buona, o semplicemente come una Fata se preferite, è ripartita con l’aereo privato della Corona destinazione Londra. Tra la miriade di foto che hanno riempito i siti dei media di tutto il mondo, scegliamo un’ immagine toccante che rievoca l’iconografia cristiana del “Sinite pargulos venire ad me”, i bambini che la circondano e l’abbracciano come una Madonna accogliente, materna e protettiva. E assolutoria. Non a caso il Sovrano del Regno Unito è anche Governatore supremo della Chiesa Anglicana. Fine delle trasmissioni, dunque. Torniamo alle nostre incombenze e alle sfighe quotidiane. D’ora in avanti rivedremo la Principessa solo nei Tg, increduli del fatto che una simile meravigliosa creatura aliena sia planata proprio qui, in mezzo a noi, a Reggio Emilia, per secoli città vaso di coccio tra i vasi di ferro di ducati e piccole capitali circostanti, oggi, improvvisamente, balzata all’attenzione del mondo per una ricchezza che noi sapevamo sì di avere, ma senza mai crederci davvero fino in fondo: gli asili, quelli più belli del mondo. Creati da educatori ed educatrici e finanziati da amministratori pubblici, anche questo va sottolineato e ricordato, che, in un modo o nell’altro, hanno sempre fatto ideologicamente e politicamente riferimento al Partito Comunista. Sotto sotto però continueremo a sperare che un pizzico di Reggio Emilia rimarrà nel cuore della bellissima futura Regina di Inghilterra e che, in un futuro non lontano, un nuovo miracoloso incontro tra la consorte dell’erede al trono di Inghilterra e la città del Parmigiano-Reggiano possa avere luogo.

Non saremo noi a spezzare questo incantesimo. Catherine Middleton merita ampiamente tutto l’affetto che i reggiani le hanno tributato. Da cronisti, registriamo che le critiche alla visita della Principessa del Galles sono state sporadiche e nettamente minoritarie. C’è chi si è lamentato per le pulizie straordinarie della città, chi, nella destra locale, ha ricordato che Reggio rimane una città con tanti problemi (ovvio, questo lo sapevamo già), chi ci ha bollato come i soliti inguaribili provinciali, ma insomma, poca roba. Una critica però ci è parsa abbastanza solida. Si può dire infatti che anche la giunta comunale più di sinistra della storia repubblicana di Reggio Emilia si sia votata anima e corpo al culto della Principessa del Galles, di fatto mandando simbolicamente alle ortiche 150 anni di opposizione feroce di anarchici e socialisti prima e comunisti poi a monarchie e nobiltà varie. La visita di Kate, ad esempio, ha ricevuto pollice verde perfino dal giornale “Strisciarossa.it”, Bibbia della sinistra radicale. Contrordine compagni, la monarchia britannica non è più un nemico di classe, anzi, è perfino un po’ socialdemocratica, come il Dio di Guccini. I politici che occupano le posizioni più di sinistra nel governo della città, tutti/e comunisti/e nemmeno tanto ex, hanno fatto a gara nel cercare di farsi fotografare accanto a Kate Middleton. Non è facile, o meglio, è impossibile, costruire un pensiero coerente che tenga assieme Rosa Luxembourg e Kate Middleton, Enrico Berlinguer e la Monarchia inglese. E’ evidente a tutti che, a differenza di Elly Schlein, la futura Regina non ha bisogno dei consigli dell’armocromista per vestirsi con eleganza. Insomma, una resa ideologica incondizionata della sinistra locale all’aura irresistibile della Principessa del Galles. Tutti inguaribilmente ammaliati dal fascino sottile dell’alta aristocrazia britannica. Tanto che ci sentiamo di dare quasi ragione a quel Max Collini che, fin da quando portava i calzoncini corti, etichetta Reggio Emilia come “l’ultima provincia filosovietica dell’Impero”. Il “quasi” sta nel fatto che, se oggi Reggio Emilia fosse chiamata a scegliere di fare parte di un impero, sceglierebbe a occhi chiusi e senza indugio non l’Urss o quel che ne rimane, ormai relegato nella pattumiera della Storia, ma l’ex impero britannico.
A scanso di equivoci, anche noi ci siamo convertiti alla velocità della luce al culto della dolcissima Kate. Ma noi, a differenza dei leader della nostra città, non abbiamo mai venerato partiti e ideologie che nel loro Pantheon hanno fucilatori di intere famiglie monarchiche e tagliatori seriali di teste coronate.
Dicevamo allora che solo una critica ci è parsa seria e rispettabile. E’ quella che ha diffuso sui social, condividendo il comunicato della Federazione Giovani Comunisti, il vignaiolo Vanni Nizzoli, uno molto di sinistra, va detto. Il suo Lambrusco Cinque Campi é considerato a ragione uno dei migliori in circolazione. Non ha molto da invidiare a tanti champagne e, anche se non costa come lo champagne, richiede una spesa di ben più eurini dei lambruschi che troviamo al supermercato. Noi però non siamo d’accordo con Vanni Nizzoli: siamo convinti che gli asili reggiani non siano affatto “vetrine”. Ma a differenza di tanta enfasi acritica che è stata profusa a piene mani in questi giorni, la critica del vignaiolo di Quattro Castella solleva almeno tre temi sui quali urgono riflessioni e decisioni. Ovvero l’onerosità economica degli asili-atelier reggiani, gli stipendi mediocri e inadeguati delle operatrici comunali dell’infanzia, e la necessità di estendere la possibilità di usufruire dei servizi per l’infanzia, che il mondo ci invidia, a tutti i bimbi della nostra comunità. Per noi il Reggio Approach va appunto difeso, ampliato e rafforzato, ma dobbiamo essere consapevoli dei problemi che lo accompagnano e, alla lunga rischiano di eroderlo dalle fondamenta.
Perciò ripubblichiamo quasi integralmente il post condiviso sui social da vigneron Vanni Nizzoli.
CENERENTOLA NON CREDE PIÚ ALLE FIABE
Tra qualche ora il Comune di Reggio Emilia si appresterà ad accogliere la principessa Kate Middleton, accompagnandola in visita ad alcune scuole dell’infanzia comunali — quelle ancora oggi celebrate come “le scuole più belle del mondo”. Non neghiamo che l’approccio reggiano all’educazione nella prima infanzia conservi ancora oggi fondamenti profondamente innovativi; eppure dalle parole delle insegnanti che vivono quotidianamente la realtà scolastica, emerge non tanto l’entusiasmo di lavorare per le scuole più belle del mondo ma piuttosto è visibile un grande affanno, tanto sul piano lavorativo — con sezioni sovraffollate e una presenza sempre più frequente di bambini con fragilità — quanto su quello economico, con stipendi ancora molto bassi, poco attrattivi per le nuove generazioni che si affacciano al mondo del lavoro.
Le scuole di Reggio Emilia brillano ancora, ma di una luce che si va affievolendo: mancano finanziamenti (alcune scuole sono costrette all’autofinanziamento persino per acquistare risme di carta), manca personale (la fuga delle insegnanti verso professioni più redditizie è un fenomeno in crescita) e mancano strutture capaci di accogliere gruppi più ridotti di bambini e di permettere così un lavoro davvero efficace. Per non parlare dell’esternalizzazione delle scuole alle cooperative le quali non fanno altro che impoverire ulteriormente le lavoratrici di questo fragile settore.
Nulla di tutto questo, però, sarà visibile agli occhi della principessa — come del resto accade con tutte le delegazioni internazionali in visita a Reggio Emilia. La scuola reggiana si è ormai trasformata in una vetrina commerciale abitata da bambini, uno spazio in cui le difficoltà non si mostrano, anzi si nascondono, perché non si possono vendere.

