La coop, Mps, i baffoni di Cimbri e la signora Gabriella
Quale siderale distanza può separare un personaggio della fantasia come il professionista della finanza Gordon Gekko dalla realissima signora Gabriella che alla cassa del supermercato traffica con i buoni sconto del 25% per far quadrare il bilancio familiare? Una enorme distanza, appunto. Quella tra i baffoni di Carlo Cimbri e la signora Gabriella rimane notevole, ma è già un po’ più corta.
Per uno strano scherzo del destino, la misura di questa divaricazione tra realtà e fantasia rischia di potersi descrivere sulla scala di un metro da sarta, se si considera che da diverse settimane Coop Alleanza 3.0 è al centro di un complicato risiko finanziario che si gioca tra banche, assicurazioni, borse, cda e analisti…
Ed ecco qui il vero paradosso: nessuno in terra reggiana parla di una operazione che coinvolge Coop Alleanza con i suoi 2,2 milioni di soci, tra cui circa 40mila soci conferitori reggiani (il dato è approssimativo ma credibile). Sappiamo tutto dei prati di Ospizio, dei parabrezza ammaccati, della noia borghese della città agostana, ma niente sappiamo sulla più importante vicenda finanziaria del decennio. La città tace. Gli intellettuali sonnecchiano. Persino Vannacci sembra sfuggire alle coscienze sopite dei militanti in attesa della Festa. Eppur si muove, qualcosa, di grosso.
Dunque, va bene che nelle stanze che contano, a Bologna, le cooperative reggiane, dopo i crack delle cooperative di costruzioni, non contano più molto, ma i pacchetti di azioni Unipol, anche se non sono più quelli necessari a nominare i board e gli AD, in un po’ di coop reggiane ci sono ancora, e tra l’altro negli ultimi anni hanno anche distribuito fior di dividendi.
Cosa sta accadendo, detto in parole poverissime?

A giugno Intesa Sanpaolo ha lanciato un’OPAS da circa 30,6 miliardi di euro su Monte Paschi Siena, MPS, con l’obiettivo di incorporarlo e ridistribuirne alcune attività. Non si tratta di un’operazione banale: Intesa dà l’assalto al terzo istituto bancario italiano, che peraltro è rappresentato dalla banca più longeva e più antica al mondo. Banca, detto sommessamente, storica partner delle nostre coop di costruzioni, quando c’erano. E anche del primo Berlusconi, finanziato in tempi ormai antichi nella sua avventura nel mattone di pregio.
In questa operazione gioca un ruolo decisivo Unipol, che ha raggiunto un accordo con Intesa per rilevare una parte della rete bancaria di MPS, in particolare 635 filiali, il marchio storico Monte dei Paschi e gran parte delle strutture centrali necessarie a operare in autonomia, da integrare poi con BPER, di cui Unipol è il principale azionista. In sostanza, Intesa prenderebbe MPS e Unipol contribuirebbe a ridisegnarne una parte, rafforzando ulteriormente il polo BPER-Unipol.
Il problema è che Luigi Lovaglio, amministratore delegato di MPS, non vuole che la banca venga semplicemente assorbita da Intesa. La sua controffensiva, approvata dal Consiglio di Amministrazione il 20 agosto, è molto più ambiziosa: MPS ha lanciato due offerte pubbliche di scambio, una su Banco BPM da circa 25,3 miliardi e una su Banca Generali da circa 8,7 miliardi. L’idea è costruire attorno a MPS un grande terzo polo bancario italiano, invece di diventare parte di Intesa.
Il piano Lovaglio prevede inoltre 4 miliardi di distribuzione straordinaria agli azionisti MPS e punta a sinergie molto consistenti. Se riuscisse, nascerebbe un gruppo bancario da circa 70 miliardi di valore, con oltre 2.600 filiali, capace di rafforzarsi come terzo grande polo italiano dietro Intesa e UniCredit.
La questione è anche politica. Il Governo non vede di buon occhio lo spacchettamento di Mps tra Intesa e Unipol e preferirebbe l’operazione Lovaglio. Il Pd è diviso tra l’ala toscana, che si allinea alla posizione del Governo, e quella emiliana, che tifa Unipol per ovvi motivi.
Le prime reazioni di Borsa sono piuttosto fredde sul piano Lovaglio, che sembra piuttosto azzardato. La battaglia quindi è appena all’inizio. Su questo delicatissimo risiko bancario, i riflettori internazionali sono puntati da settimane. Si tratta di una operazione di portata internazionale.
E la politica locale? Muta. Le fresche frasche di Ospizio prevalgono rispetto al torrido clima della battaglia borsistica.
Al verde, intanto, non vorrebbe finirci la signora Gabriella, che, ignara di tutto, continua a leggere le promozioni e a farsi due conti. Forse anche meglio di tanti tecnici. E chissà, magari se l’operazione Unipol-BPER- MPS andrà in porto, il prossimo anno sconti e buoni punti Coop saranno ancor più generosi.
Saravakos

