Addio al cardinal Ruini, prete sottilissimo, tenero ma con occhi di ghiaccio e anticomunista
E’ spirato a 95 anni il cardinal Camillo Ruini, originario di Sassuolo che iniziò la carriera ecclesiastica come Ausiliare del Vescovo Gilberto Baroni, dunque come “vice” a capo della diocesi reggiano-guastallese. Mente finissima, apparentemente cinico ma in realtà dal cuore tenero e dal pensiero (specie filosofico) chirurgico, venne messo a capo della Chiesa italiana, fino alla presidenza della Cei, da quel Karol Wojtyla che stimava (ristimato) come nessun altro Papa prima e dopo.
Fece propria la frase del polacco Giovanni Paolo II: “Ci sono pochi alti prelati veramente anticomunisti perché il comunismo non l’hanno mai conosciuto”. E così cercò da una parte di collegare la politica della Chiesa al centrodestra (soprattutto Berlusconi) e dall’altra fu tra i protagonisti in assoluto della cosiddetta inculturazione della fede, convinto com’era che la cultura cristiana fosse fondamentale per la sopravvivenza stessa della democrazia.
Si poteva o meno essere d’accordo con lui ma, si consenta a chi scrive un ricordo personale quando frequentava agli albori l’Azione cattolica diocesana, non si poteva non restare a bocca aperta durante le sue “lezioni” su temi teologici, filosofici, storici e politici. Letteralmente affascinati dalla profondità delle sue analisi.
Gianfranco Parmiggiani

