Okkupazione dura senza paura!

Partiamo dalla fine. E cioè, come finirà la querelle tra ambientalisti radicali e Conad? Non possiamo saperlo con precisione, ma su una cosa siamo pronti a scommettere: ahinoi, non finirà bene. Gramsci teorizzava il pessimismo della ragione e l’ottimismo della volontà. Sulla vicenda Ospizio noi di CPI siamo pessimisti, sia se ci affidiamo alla ragione che se decidiamo di aggrapparci alla sola volontà. Ci vuole infatti una notevole propensione a fare i kamikaze (il riferimento non è solo al sindaco Massari, ma a chiunque abbia eventualmente intenzione di farlo) per infilarsi in una contesa del genere che da subito è stata al calor bianco, tra “servi del Pd” da una parte e autonominati protettori della Natura dall’altra. Noi ci limitiamo a fare il nostro mestiere di giornalisti, ci sediamo in poltrona e sgranocchiamo popcorn assistendo a ciò che succede, cercando di documentarlo e analizzandolo con le lenti che abbiamo in dotazione.

Leggiamo i commenti sulle pagine facebook dedicate, e rimaniamo basiti dai toni aggressivi, dagli anatemi, dagli insulti, sotto sotto invidiando un po’ chi ha certezze tanto granitiche. Confessiamo che non ci indigniamo più di tanto quando un albero viene abbattuto, anche se non ci fa piacere. Ci indigniamo di più per I bambini ucraini che Putin ammazza tutte le notti a colpi di missili balistici, un’autentica e assoluta tragedia che invece non sembra scuotere più di tanto una parte degli attivisti di Ospizio. 

Intendiamoci, la fine della storia del cosiddetto “Bosco” non è vicina, ci saranno molte altre puntate e sarà uno spettacolo di mediocre qualità, né migliore né peggiore di quello a cui abbiamo assistito finora.
Nel merito non sussistono dubbi: Conad è proprietaria dell’area, dispone di tutte le autorizzazioni possibili e immaginabili ad esercitare i propri diritti. Fino a prova contraria infatti in Italia la proprietà privata è tutelata dalla legge. Per noi vecchi socratici di CPI tutte le leggi, a cominciare da quelle che non ci piacciono, sono sacre, vanno cioè rispettate fino a che il Parlamento non le cambi, e questo indirizza in maniera decisiva il nostro orientamento sulla querelle dell’Ospizio. Inoltre diffidiamo a pelle e per principio degli estremisti. Se nel merito Conad è in una botte di ferro, il contesto però è assai più complicato.

Il fronte dei protestatari è politicamente molto simile a quello dei No Tav. L’azione di questo fronte ricorda da vicino quelle solitamente compiute dai centri sociali. Gli attivisti di Ospizio hanno okkupato un’area di proprietà di Conad con motivazioni socio-ecologiste fortemente connotate sul piano ideologico, così come i centri sociali nel corso dei decenni si sono impossessati di immobili di proprietà altrui, “per sottrarli alla speculazione edilizia” e per trasformarli in sedi di attività politico-culturali e di animazione. A Reggio dunque va in scena qualcosa di simile ad una bella okkupazione in perfetto stile anni ’70 ed è possibile che l’estrema sinistra reggiana senta l’esigenza di dare una nuova gemellina alle okkupazioni più cresciutelle e ormai in età da marito del Foro Boario e della Casa Cantoniera. Un gesto, quello degli attivisti di Ospizio, con apparente noncuranza della legge, anche se motivato dalle migliori intenzioni (e sappiamo di cosa è lastricato l’inferno, perché protestare va benissimo, l’occupazione con eventuale esproprio proletario no). Infatti sono fioccate le querele per violenza privata e invasione di area privata. 

Sui social, e anche al presidio permanente a lato della via Emilia, tra i contestatori più attivi spiccano vecchie conoscenze dell’estrema sinistra reggiana. C’è quello che ha portato per mesi la Z di Putin nel profilo personale di facebook, c’è quell’altro, già buon amico dei Carc, che organizzava spettacoli inneggianti alla P38. C’è anche quello diventato famoso per avere dedicato a Carlo Calenda un post su Aldo Moro. Sarebbe sbagliato e ingiusto ridurre le proteste contro il nuovo Conad a loro, ma quest’area politica nella protesta di Ospizio è presente e non è marginale, tutt’altro.

Ci sono anche i cattolici di base, come il docente di Parma Marco Deriu, legato in gioventù ai Missionari Saveriani della città ducale, e non è mancata la convinta adesione alla protesta dell’assemblea delle ecotransfemministe. Un osservatore distratto potrebbe strabuzzare gli occhi al pensiero che la politica reggiana sia oggi di fatto ostaggio di certe sigle, ma, se riflettete un attimo sul dibattito sulla cultura woke scatenato da Giuseppe Conte in ottica primarie, vi accorgerete che nel centrosinistra a trazione Schlein le ecotransfemministe contano, eccome se contano. 

Poi ci sono gli ambientalisti integralisti, che nella vicenda esibiscono un approccio, absit iniuria verbis, leggermente talebano. Sono motivatissimi, sanno tutto di capacità di assorbimento di CO2, estensione foliare e biodiversità, e non tollerano che il loro interlocutore esprima dubbi o perplessità sul “no” al nuovo Conad, nel qual caso riversano sul malcapitato di turno, in particolare via social, valanghe di improperi e maledizioni. Meritano ammirazione per la passione con la quale promuovono i loro ideali iperecologisti, ma personalmente mai e poi mai li nomineremmo a cariche pubbliche, né tantomeno li voteremmo come amministratori del condominio in cui viviamo.

Akkampamento en plein air

Nella delegazione ristretta che ha incontrato in Comune il sindaco Massari, il suo capo di gabinetto Marco Pedroni e l’assessore Carlo Pasini, c’era Ilaria Mezzenzana di Extinction Rebellion, una delle leader della protesta di Ospizio. Extinction Rebellion è un movimento ambientalista internazionale radicale che anche in Italia si è distinto con azioni clamorose: imbrattare le tele di grandi artisti, bloccare il traffico nelle ore di punta, ecc. Recentemente a Torino, l’Augusta Taurinorum dei Romani, attivisti di Extinction Rebellion hanno coperto due statue di Giulio Cesare e Augusto perché donate alla città da Mussolini. Il gruppo è molto impegnato anche nel boicottaggio di Israele, gli attivisti sostengono che la crisi climatica e le guerre, come quella a Gaza, derivino dagli stessi “sistemi di oppressione”.

In genere queste associazioni, che sono, se non nemiche, certamente alternative e lontane anni luce dalle sinistre riformiste che, dal prampoliniano Luigi Roversi a Luca Vecchi, passando per Cesare Campioli, Antonella Spaggiari e altri sindaci targati Pci, hanno governato Reggio da 120 anni a oggi, ventennio fascista a parte, combattono battaglie del tutto minoritarie. In questo caso però sono riuscite a fare breccia nell’opinione pubblica veicolando un messaggio populista, perché semplificatorio e in parte non vero, ma efficace, per cui la lotta è tra l’ennesimo supermercato che vuole cancellare un bosco di 45.000 metri quadri e la Natura che tenta di riprendersi i propri spazi.

In realtà 22 anni fa quell’area non dava dimora a un’ansa del Rio delle Amazzoni, bensì a un enorme ed esteticamente orribile casermone che ospitava la vecchia Casa di Riposo e faceva somigliare il quartiere a una periferia sovietica degli anni ’60. Non sappiamo allora se, quando torneranno le ruspe a Ospizio, a frapporsi ai cingolati ci saranno 10, 100 o 1.000 persone. Di sicuro però quel giorno qualcuno/a di Extinction Ribellion ci sarà. Dunque, all’Ospizio è alta la probabilità che si giunga allo sgombero forzato e si arrivi alla scontro fisico (pessimismo della ragione): purtroppo, sottolineiamo. Il compromesso sembra estremamente difficile, se non quasi impossibile. Conad ridurrà ulteriormente il numero degli alberi da abbattere, che attualmente sono 98 su 322 (sul territorio comunale a Reggio sono censiti 49.000 alberi, dunque 98 alberi costituiscono lo 0,2% del totale). Il cosiddetto Bosco di Ospizio inoltre è situato in una zona dove il verde non manca, lì accanto ci sono anche il Bosco Berlinguer, Campo di Marte, Campovolo e altre zone verdi.

L’ex assessora Pinuccia Montanari, una che non prende lezioni di ambientalismo da nessuno, ha diffuso sui social un vecchio progetto, firmato dall’ingegner Maria Rosa Ronzoni, che, pur prevedendo pesanti sacrifici per l’intervento di Conad, sembrerebbe una buona base da cui partire per trovare un punto di incontro. Ma le concessioni che farà Conad non basteranno, a nostro parere, ai protestatari, che hanno obiettivi assai più ambiziosi: no all’abbattimento di qualsiasi albero, no al nuovo centro commerciale, no al consumismo e all’attuale modello di sviluppo, lotta contro il riscaldamento globale, lotta contro i tumori causati dall’inquinamento, ecc. Tamburi, dreadlocks, canti partigiani e balli in infradito fino all’alba tra striscioni che incitano alla rivolta contro il “capitalismo di sinistra” incarnato dalle coop e dal Pd…Tutto molto pittoresco e romantico, a maggior ragione per noi grigi travet dell’informazione che timbriamo il cartellino in ufficio dalle 9 alle 18 e accumuliamo ore di straordinari. E in più inquiniamo, perché per andare al lavoro usiamo l’auto tutti i santi giorni percorrendo un tot di chilometri.

Impedire la costruzione del nuovo supermercato Conad a Ospizio per i protestatari è la prima tappa di una grande e più universale battaglia per salvare il pianeta Terra e l’umanità, la Rivoluzione mondiale rosso-verde. Pensa globalmente e agisci localmente è uno dei loro slogan più fortunati, niente affatto stupido né banale. In ciò gli attivisti sono indirettamente aiutati anche dai media, che seguono con enorme attenzione la vicenda, un po’ perché anche giornali e siti sono spesso contaminati dal virus del populismo, e un po’ perché con la giunta Massari i coup de theatre possono sempre essere all’ordine del giorno.
Se non si raggiunge un compromesso, l’unico modo perché non si arrivi allo scontro fisico è che Conad sospenda il progetto, a lungo o lunghissimo termine, forzata a farlo da un’agitazione/okkupazione che nelle intenzioni di una parte degli attivisti è probabilmente a scadenza indefinita, con gravi danni economici per la cooperativa, visti i milioni di euro che l’azienda ha già sborsato.

Spiace vedere un’impresa così importante, che ha appena salvato centinaia di posti di lavoro acquisendo diversi punti vendita Sigma, divenire bersaglio di campagne di insulti e boicottaggi. Conad, quando oltre 10 anni fa ha comprato l’area di Ospizio e avviato l’iter autorizzativo col Comune, ha avuto l’ingenuità di confidare nella certezza del diritto, ma ha forse dimenticato che a Reggio tutto è politica, a cominciare dalle leggi e dal modo di interpretarle. A Reggio il cosiddetto Bene Comune (e nel caso specifico bisognerebbe mettersi d’accordo se pesi di più come bene comune un agglomerato verde o una biblioteca con annessa casa della salute) prevale sempre sulla Rule of Law. Certo, l’area di Ospizio non è un bene comune, è un bene di Conad, ma vallo a spiegare a quelli/e che da settimane si sono accampati tra le sterpaglie, le piante e i toponi di Ospizio. 

Tutte le città hanno seri problemi ambientali. Un’azienda come Conad, che i soldi per la responsabilità sociale li spende davvero, andrebbe trattata coi guanti, e coinvolta nei progetti di riqualificazione di cui ha bisogno tutta Reggio, non solo l’Ospizio. Invece a Reggio gli okkupanti la prendono metaforicamente a pesci in faccia, considerano chi ragiona come chi scrive, cioè con rispetto per le imprese che applicano i contratti di lavoro, “schiavo del profitto”, e la politica o balbetta, o si volta dall’altra parte o addirittura strizza l’occhiolino. Il Comune di fatto ha le mani legate, o, se preferite, cammina su un sentiero strettissimo. Non può permettersi una replica dei casi Maramotti e Kanye West, né esporsi al rischio di pagare a Conad risarcimenti danni milionari, rimanendo per di più privo delle opere (biblioteca, Casa della salute, Casa della comunità, risanamento ambientale dell’area) che Conad si è obbligata a realizzare e a loro volta costano milionate di euro. 

Il Comune però ha un grande problema in più, e qui casca l’asino. L’area politica dei protestatari coincide quasi perfettamente con quella del Campo Largo schleiniano, cioè M5S, Avs e Verdi + Pd schleiniano. Gli attivisti di Ospizio rivendicano apertamente la crescita zero della città, una posizione che risente delle teorie utopiste sulla “decrescita felice” del filosofo francese Serge Latouche, considerate deliranti da gran parte degli economisti. La crescita zero c’è già, puntualizzano gli economisti: si chiama crisi o stagnazione economica. Ma è difficile liquidare i fondamentalismi degli attivisti di Ospizio come bislacche mattane, se proprio loro costituiscono uno dei pilastri principali del Campo Largo. Presto a Reggio prenderà il via la Festa Nazionale dell’Unità ed è facile attendersi forti proteste degli attivisti di Ospizio in occasione dell’arrivo dei leader nazionali dei partiti. Non serve la sfera di cristallo per prevedere che i giornalisti locali faranno a gara per ottenere dichiarazioni dai vari Angelo Bonelli, Nicola Fratoianni, Elly Schlein ecc. contro l’intervento di Conad. In questo senso è apparsa strategicamente improvvida l’uscita dell’assessore M5S Roberto Neulichedl, che ha sùbito fatto capire che la già zoppicante giunta Massari è divisa al suo interno su un tema politicamente rilevante come quello del cosiddetto Bosco di Ospizio. Avs e i Verdi sono prontamente accorsi a dare man forte all’esponente Cinque Stelle.

Il progetto contestato

Le parole sono importanti, diceva Nanni Moretti. I protestatari dell’Ospizio parlano continuamente di “resistenza”, ma, visto il significato politico di questo vocabolo, non sono esattamente la stessa cosa fare resistenza di fronte a un plotone di SS indurite da anni di guerra e massacri e opporsi ai miti e spesso panciuti amministratori del Pd e delle coop. Bisognerebbe usare certe parole cum grano salis.

Ovviamente le opposizioni in questa situazione vanno a nozze. L’onnipresente Dario De Lucia, che quando era nel Pd votò a favore del progetto di Conad, manda in giro sobri video dove Massari è ritratto in versione Signore degli Anelli, con le sembianze di un malvagio Saruman al servizio della cooperativa. L’avvocato Giovanni Tarquini diffonde comunicati che a volte si fatica a distinguere da quelli di De Lucia. Riassumendo, tutto purtroppo lascia credere che la vicenda possa finire solo in due modi: o con le cariche stile No Tav o con la sospensione-rinuncia di Conad al progetto. In questo secondo caso significherà che a Reggio fare impresa è diventato difficile, e che d’ora in avanti ogni soggetto privato, quando firmerà accordi col Comune, dovrà prima dotarsi di un paio di mutande di acciaio o meglio ancora al titanio. Nell’uno o nell’altro caso, dunque, non finirà bene. 

Per concludere, notiamo doverosamente che Giorgia Meloni ha fatto ben poco per aiutare gli Italiani ad arrivare alla fine del mese. Il diesel viaggia verso i 2,5 euro al litro grazie alle politiche del sovranista Trump, vecchio idolo di Giorgia e Matteo Salvini, e i governi di mezza Europa, dopo che l’esecutivo italiano per primo ha fatto la stessa cosa con la Spagna, stanno per rispedirci indietro a migliaia i migranti sbarcati sulle nostre coste. Ce ne sarebbe quanto basta per perdere le elezioni politiche del 2027, ma per fortuna di Giorgia la propensione tafazziana del Campo Largo a farsi male da solo è un’ottima assicurazione sulla vita per conservare per almeno altri 5 anni la guida del Paese.

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3 pensieri riguardo “Okkupazione dura senza paura!

  • Riccardo

    Resoconto di una chiarezza commovente!
    Spero in una mediazione che porti ad evitare lo sgombero forzato a fronte di una consistente riduzione del numero degli alberi di alto fusto abbattuti.

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  • Il ficcanaso

    Articolo interessante, ma io sono ossessionato da un’unica domanda.
    Nel presidio okkupante ed attendato si copula?
    Perchè nella flotilla in rotta su Gaza hanno consumato e se – nel caso –
    ci si ammucchia anche all’Ospizio io mi aggrego volentieri.

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  • CERLINI DAVIDE

    Ottima disamina della situazione, ahimè anche di quella politica.
    Semplicemente, il “bosco Ospizio” è diventato ed è utilizzato come un simbolo; su questo simbolo, soprattutto via social, è stata fatta una chiamata alle armi in nome di grandi temi come Ambiente e Cambiamento Climatico, cui ovviamente hanno abboccato in massa un sacco di persone che nemmeno le aringhe in una peschiera. A questo punto, poco importa che lì non c’è nessun bosco e che non sorgerà solamente un supermercato, in un’area dove pure oggi la superficie verde è presente ma largamente minoritaria; tanto praticamente nessuno ha mai visto di persona che cosa c’è oltre la recinzione del cantiere, sarebbe troppo facile scoprire la situazione reale di un’area già ampiamente cementificata pericolosa e da bonificare.
    Perciò chi pensa che sia possibile un compromesso tra i boschivi e Conad per un semplice (oppure complesso) miglioramento del progetto, è un illuso: chi protesta per “salvare” un bosco che non c’è mai stato punta a un annullamento totale di intervento, così avrà la sua vittoria da sbandierare a tutti i resistenti del mondo. Un simbolo, appunto.

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