La rossa Reggio si genuflette dinnanzi a Sua Altezza Reale Kate Middleton

A giudicare dal “bagno” di folla, forse non oceanica anche perché gli ingressi sono stati severamente contingentati, ma i presenti erano sicuramente molti, molti di più rispetto ai 4 gatti non più di primo pelo che si presentano puntuali ed invecchiati di un anno ad ogni 7 gennaio, se si andasse a votare domattina a Reggio per la conferma della nostra stanca Repubblica od il ritorno della monarchia, quella inglese in questo caso, non ci sarebbe storia: stravincerebbero i Reali a mani basse.

Potenza delle icone pop come appunto la principessina del Galles nonché futura regina inglese Kate, un misto tra Lady Diana e Papa Wojtyla in fatto di esposizione alla gente ed empatia pubblica. 

Non a caso piazza Prampolini era tutto un garrire di bandiere, bandierine e banderuole inglesi con stormi di ragazzine che urlavano “love” all’indirizzo della principessina e che si sarebbero fatte autografare da lei pure il duodeno fosse stato biologicamente possibile. Al netto di qualche sparuto ed idiota commento masochistico sull’arrivo dei reali inglesi in quel di Reggio Emilia, la vetrina per Reggio grazie agli “asili più belli del mondo” tocca vette apicali di notorietà planetaria. Paradossalmente davanti alla giunta ed al suo codazzo più figiciottino di sempre. Una sorta di legge del contrappasso, di surreale nemesi a fronte di un evento reale in tutti i sensi. A tal punto che bisognerebbe fare una domanda al sindaco Marco Massari, per altro sempre troppo vicino a Kate e per questo subissato di “Let it go!” e anche di qualche imprecazione tipo “Shit!” dalla poco diplomatica stampa inglese munita di fotocamere con obiettivi del diametro dei cannoni di Navarone. Ovvero, Massari ha ricevuto più soddisfazioni nell’appioppare il Tricolore a Francesca Albanese, con uno sparuto gruppo di esagitati proPal che gliene urlava di tutti i colori, o piuttosto nel sciorinarlo alla futura regina inglese davanti alle telecamere di mezzo mondo che decantavano il “made in Reggio”? 

Resta però un grande enigma nella rigida scaletta britannica impartita alla due-giorni regale: Catherine Elizabeth Middleton, che cena e pernotta alla tenuta Venturini-Baldini di Roncolo e giovedì degusta le prelibatezza della cucina parmense in quel di Felino, si è intrattenuta in sala Tricolore per circa 45 minuti, lontano da occhi indiscreti e accompagnata, tra l’ingresso e la scala, da un selezionatissimo drappello di assessori. Ma che gli avranno raccontato, in un inglese maccheronico, alla futura erede di uno degli imperi coloniali più gloriosi e potenti della storia dell’umanità? Il vicesindaco Lanfranco de Franco l’avrà intrattenuta sulle sue capacità di convincimento tra i quartieri marginali? L’assessora Stefy Bondavalli l’avrà edotta su come si rianima un centro storico così esangue come quello reggiano? L’assessora Marwa Mahmoud le avrà impartito una sonora lezione di decolonizzazione? Mah. Misteri della fede. Anzi no, dell’assenza di resoconti più o meno attendibili.

Ma a parte questo, una giornata davvero storica per Reggio Emilia, che vede incredibilmente rafforzato il prestigio dei suoi asili, una delle poche vere realizzazioni di successo del comunismo in salsa reggiana. Bellissima, eterea, elegantissima, ma soprattutto generosa dispensatrice di selfie, sorrisi e strette di mano. Kate è apparsa genuinamente assai meno spocchiosa e ben più alla mano di tanti politici nostrani di prima e seconda fila che invece non hanno neanche un’oncia del potere e del fascino della Principessa. Noi c’eravamo in Piazza Prampolini e siamo ben contenti di esserci stati.

Gianfranco Parmiggiani

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