Cantami, o Pina, l’aria incantata della costiera d’Amalfi
“Syreni, creatura maris, in creaturam terrae vertes. Sal arena fiat, aqua petra, luna sol, fluctus montes fiant. Tua vox pro hominibus poema fiat””
La delicatezza e l’originalità di questo libro hanno fin da subito tolto dall’imbarazzo il sottoscritto nel recensire “La Stanza delle Sirene” (edizioni Mondadori, con illustrazioni di Felicita Sala), scritta da un’amica e da una persona assai valente nel suo lavoro. Lei è Pina Irace, nata a Positano ma reggiana d’adozione (si dice così quando uno/a si reca al nord PER metter su famiglia) e fa, grossomodo, l’educatrice teatrale per ragazzini. Perché dall’imbarazzo? Perché in genere la penna del qui presente non è mai troppo indulgente, esercita la funzione critica nel senso più originario dell’etimo, men che meno in letteratura, campo che mastica (spesso amaramente) da mezzo secolo.
Ebbene ho tirato un sospiro di sollievo (mi permetto da qui in avanti l’inelegante prima persona indicativa per motivi più confidenziali), direi dopo pochissimi capitoli, 3 o 4 poco importa, perché ho cominciato (nonostante le circa 60 primavere alle spalle, che corrispondono ahinoi ai circa 60 turiboli che ti oscillano innanzi) ad essere “avvinto” dalla trama. Sebbene sia sostanzialmente un racconto stanziale. Che si svolge ovvero tra una casa, una spiaggia, la piazzetta del paese e la Torre di Fornillo, uno dei simboli, il più magico di certo, di Positano. D’essere “avvinto” inoltrandomi nelle pagine di un romanzo di formazione o fiaba per lettori giovanissimi ma non più piccoli piccoli, nel campo della narrazione fantastica (fantastica non fantasy, distinzione per me fondamentale, genere che prediligo da quando circa circorum comparvero le primi minigonne), m’accade ogni morto di Papa. E l’americano Prevost, Leone XIV, almeno in apparenza pare godere di ottima salute.

“La Stanza delle Sirene” è un dosatissimo mix di magia fiabesca, la componente necessaria per affascinare gli aspiranti lettori, ubicazione ai confini della realtà, quella Torre di Fornillo del ‘500 realmente esistente a picco sul mare lungo la Costiera amalfitana acquistata nei primi del ‘900 dall’intellettuale svizzero Gilbert Clavel che ne fece un cenacolo di artisti vip e acculturati vari di grido, con finalità meditative e antroposofiche (ma questa è una parte che magari ammalia più gli adulti) e rivisitazione della leggende folkloristiche di paese inevitabilmente legate al mondo marino. Di cui, ovviamente le Sirene ne sono le creature mitologicamente più antiche e cariche di mistero e simbologia arcani. Il “dosatissimo” è appunto riferito alla capacità della scrittrice (che vanta altre produzioni fiabesche nel curriculum letterario) di utilizzare la giusta posologia in base all’età ed alla digeribilità del fruitore. Manco ci fosse allegato un bugiardino immateriale così come nelle scatole di aspirine per guarire dalla “febbre” del sapere.
Il racconto, di per sé, è anche semplice: il rapporto tra un ragazzino in vacanza dai nonni, Daniele, “a metà” perché i suoi genitori si stanno separando, ed una Sirena, “a metà” pure lei, in carne e pesce. Rintracciata dopo lunghe attese di risacche e indizi dal misterioso trattato di zoologia marittima. Grazie alla pazienza di chi sa, in genere i bambini, che le favole di paese celano sempre un fondo di verità e grazie alla magia del luogo, Positano e la Torre di Fornillo, dispensatrici di suggestioni, come dicevamo a più livelli. Questo libro, se vogliamo dirla tutta, inaugura il filone per ragazzi del cosiddetto “Realismo magico”, che da Bontempelli arriva a Calvino e alla Ortese passando per Buzzati solo per citarne alcuni.
Di certo i segreti del mare sono fonte di strabordante ispirazione (per chi ce l’ha) e per una Campana come la nostra autrice, il richiamo culturale della propria terra vale un po’ come il “Nostos” (ritorno), guardacaso per l’Ulisse dell’Odissea. Alla fine i due protagonisti umani (o metaumani), Daniele e la Sirena scelgono opzioni differenti per la loro “divisione”. Daniele vorrebbe la ricomposizione familiare, per tornare tutt’uno coi genitori, la Sirena, nonostante la rinvenuta formula di reumanizzazione, predilige invece restare divisa, metà ragazza appunto e metà ondina. Di più non sveliamo altrimenti il libro chi lo compra più e magari Pina, nonostante la recensione, si adira pure.
Gianfranco Parmiggiani

