Al centrosinistra reggiano il manuale Cencelli fa un baffo
A Reggio il manuale Cencelli potrebbe apparire quasi una sorta di Grimorio, un libro magico medievale applicato alle vicende elettorali dei nostri giorni, tanto è messo in pratica con regole ferree e stringenti meccanismi, ben oltre i suggerimenti di equa spartizione delle seggiole, propugnati appunto da tale manuale. Potenza di oltre 80 anni di governo ininterrotti delle sinistre a Reggio che, se sul fronte politologico farebbero storcere il naso ai primi propugnatori anglosassoni delle istanze democratiche, su quello strettamente cencelliano, appunto, fanno sì che i meccanismi del potere locale siano talmente oliati che potrebbero venire utili perfino al Sommo Pontefice per gestire le più ingarbugliata vicende vaticane.
Noi di Cpi che, per non saper né leggere né scrivere, si discettava di queste cose più d’un anno fa, avevamo previsto che a sinistra più che di Campo largo dalle nostre parti si sarebbe dovuto trattare di campo extra large. Ma neppure nelle più iperboliche delle previsioni avremmo potuto immaginare quanto sta accadendo a proposito delle nomine nelle partecipate.
L’esempio forse più clamoroso, pescato nel ricco mazzo delle scelte della giunta Massari, è quello della quasi contemporanea ufficializzazione di Federica Zambelli nel cda di Acer e di Claudio Guidetti nel board di Iren Energia. Ovvero l’espressione dei centri sociali, la prima, spesso a favore dell’occupazione delle case sfitte dei borghesi di casa nostra e dunque indirettamente ma non troppo contraria addirittura alla proprietà privata, ed un calendian-confindustriale, il secondo, la cui idea sociale di fondo dovrebbe orbitare attorno ai sacrosanti ed intangibili diritti liberali e capitalistici.
Oltre che ingenui, siamo anche inguaribili romanticoni. Eravamo infatti sinceramente affezionati all’immagine degli attivisti dei centro sociali, alternativi al sistema e alternativi a tutto, che, protetti da caschi da motociclista e passamontagna, lanciavano improperi, maledizioni e ogni tanto anche qualche uovo marcio all’indirizzo dei politici del Pd, considerati dalla galassia dei no-global l’incarnazione del Male Assoluto per la loro spiccatissima propensione a fare inciuci e accordi sottobanco col Capitale e col padronato. Adesso invece rimaniamo scioccati nell’apprendere che REC – Aquarius ha fatto un comunicato di esultanza per la nomina nel cda di Acer della loro leader Federica Zambelli. I rivoluzionari accampati h24 a Casa Bettola devono avere scambiato la palazzina dell’Acer sul Lungo Crostolo per il Palazzo d’Inverno e il buon Marco Corradi per lo Zar Nicola II.
Non un bello spettacolo, francamente. Noi, lo ammettiamo, siamo ingenui, ci piacerebbe che i posti di comando nelle aziende pubbliche e parapubbliche venissero assegnati attraverso processi di selezione trasparenti tra candidati dalle competenze acclarate. Così, in questa nuova infornata di cariche reggiane, evidentemente non è avvenuto. La fedeltà politica e le tessere di partito hanno nettamente prevalso su tutto il resto.
Magari il centrodestra fa altrettanto dove governa. Di sicuro però non si può dire che la sinistra in questo campo sia migliore. La tanto celebrata e rimpianta “diversità” di Berlinguer e del Pci, nella sinistra reggiana è solo un ricordo, forse è più probabilmente è ormai uno specchietto per le allodole. L’efficientismo, la managerialità, l’esaltazione del libero mercato e della meritocrazia proclamati a gran voce dal calendiano e confindustriale Guidetti e dai suoi corifei, alla fine sembra tradursi e ridursi all’aggiungere l’ennesima poltroncina nella tavola riccamente imbandita delle partecipate.
Insomma, tanto di cappello. Va dato atto alla giunta comunale che mettere un’estremista di sinistra no-global, che per anni ha praticato e teorizzato l’occupazione di case di proprietà altrui, a capo del patrimonio abitativo pubblico, è una scelta controcorrente, originale e coraggiosa: questa volta però non ci sbilanciamo in previsioni, diciamo che non siamo esattamente ottimisti.
Per il resto, va dato atto che, dopo un avvio incerto e titubante, la giunta Massari e le forze politiche che la sostengono hanno ingranato la quarta. In retromarcia però. In poche settimane infatti abbiamo assistito al naufragio di uno degli investimenti più importanti della storia di Reggio, l’ormai abortito maramottiano Polo della moda, alla pastasciutta del 25 luglio servita senza carne di maiale per essere inclusivi verso gli islamici, e alla nomina di un’antagonista dei centri sociali nel cda di un’importante azienda pubblica. E siamo solo agli inizi: allacciate bene le cinture allora, il viaggio sarà turbolento.
Gianfranco Parmiggiani

