Socialismo cinese, destra radicale e filoputinismo: chi c’è dietro il convegno di Reggio Emilia del 14 novembre
Sabato 14 novembre, alle 15.30, la Sala Grasselli della Camera di Commercio di Reggio Emilia ospiterà la presentazione del libro di Jiang Hui, Il significato mondiale del socialismo con caratteristiche cinesi per una nuova era. L’appuntamento vedrà intervenire il console generale della Repubblica Popolare Cinese a Milano Zhang Chenggang, l’ex ambasciatore italiano a Pechino Alberto Bradanini, il direttore del Centro Studi Eurasia-Mediterraneo Stefano Vernole e il direttore di Marx21 Marco Pondrelli. A introdurre e moderare i lavori sarà Giuliano Marrucci di Ottolina TV.

L’iniziativa, promossa da una serie di sigle tra cui Multipopolare, Ottolina TV, CeSEM, Associazione Matteo Ricci e Osservatorio Italia-Cina, offre uno spaccato di una convergenza politica e culturale particolare: un evento che riunisce sullo stesso palco rappresentanti ufficiali delle istituzioni di Pechino, esponenti della sinistra marxista e personalità storicamente nate ed cresciute negli ambienti della destra radicale italiana, accomunati da un profondo antiamericanismo, dalla critica strutturale all’atlantismo e dall’interesse per l’affermazione di un ordine globale multipolare.

Tra i relatori di punta figura proprio Stefano Vernole (classe 1969), la cui traiettoria militante attraversa alcuni dei passaggi chiave della destra extraparlamentare e neofascista. Segretario del Fronte della Gioventù di Modena dal 1992 al 1995, Vernole si distingueva già all’epoca — come ricordato dal quotidiano La Pressa citando il volume Modena vista da destra di Bruno Zucchini — per posizioni fortemente antiamericane e anticapitaliste, rifiutando persino l’etichetta politica di destra e arrivando a organizzare volantinaggi con militanti che indossavano la kefiah palestinese.

Dopo la svolta di Fiuggi ha seguito Pino Rauti nel Movimento Sociale Fiamma Tricolore fino al 1999, per poi dedicarsi dal 2000 in avanti allo studio della geopolitica: ha collaborato a lungo con la rivista Eurasia, promosso presidi di protesta contro le basi NATO e lavorato per il gruppo consiliare della Lega in Regione Emilia-Romagna. Nel 2017 ha contribuito con un testo celebrativo al volume per i 70 anni dell’editore Claudio Mutti, e sul piano internazionale ha più volte espresso convinto sostegno alle posizioni di Vladimir Putin, elogiandone la leadership e giustificando nel 2023 il dispiegamento delle atomiche tattiche russe in Bielorussia come reazione alle politiche dell’Alleanza Atlantica.

Il legame con Claudio Mutti apre una finestra diretta sulle origini e sull’evoluzione ideologica del cosiddetto “rossobrunismo”. Nell’inchiesta A destra qualcosa di nuovo, anzi di vecchio: i Rossobruni. Quando gli estremi si toccano, pubblicata il 12 ottobre 2018 sulla rivista Mosaico (testata ufficiale della Comunità Ebraica di Milano), il giornalista Nathan Greppi identifica proprio nell’editore parmense la figura centrale che «ha davvero introdotto il “rossobrunismo” in Italia».

Greppi ricostruisce le radici del fenomeno a partire dagli anni Sessanta, evidenziando come Mutti aderì in gioventù a «Giovane Europa, movimento fondato dal politico belga Jean Thiriart il quale, se da un lato era un nostalgico del Terzo Reich, dall’altro, durante la Guerra Fredda, prese una posizione filosovietica in chiave antiamericana e antisionista».

L’articolo di Mosaico documenta dettagliatamente la prolifica attività editoriale di Mutti, che collaborò dapprima con le Edizioni di Ar fondate dal neofascista Franco Freda — per le quali curò nel 1976 una riedizione dei Protocolli dei Savi di Sion — per poi fondare a Parma nel 1978 le Edizioni all’Insegna del Veltro.

Con questa casa editrice ha pubblicato sia autori della destra radicale come Julius Evola e saggisti negazionisti come Robert Faurisson, sia nel 1991 Continente Russia, la prima opera tradotta all’estero dell’ideologo tradizionalista russo Aleksandr Dugin. Greppi sottolinea inoltre come Mutti, convertitosi nel 1985 all’Islam sciita (fondando poi la rivista Jihad), abbia assunto il nome di “Omar Amin”, «lo stesso adottato dall’accademico nazista Johann Von Leers, uomo di fiducia di Goebbels, quando anch’egli si convertì all’Islam».

Sul piano biografico e giudiziario, l’editore parmense — studioso e poliglotta esperto di lingue orientali ed europee — fu arrestato tre volte e successivamente prosciolto in fase istruttoria nelle inchieste sull’eversione nera e sulla strage di Bologna, fino a inviare nel 2011 una formale smentita al Fatto Quotidiano per rigettare qualsiasi accostamento ai fatti di Piazza Fontana.

Accanto all’elaborazione teorica, la figura di Vernole e il CeSEM mostrano anche collegamenti operativi con il mondo economico: il 23 ottobre 2025 il CeSEM ha co-organizzato a Modena con Confindustria Emilia un convegno sulla partnership energetica ed economica cinese alla presenza del console Liu Kan, mentre nel settembre 2025 Vernole ha partecipato a Cesena al China Business Builder Day con i vertici della Camera di Commercio Italiana in Cina. Il convegno di Reggio Emilia si configura così come un punto di intersezione in cui l’analisi geopolitica e il sincretismo ideologico si affiancano ai canali delle relazioni commerciali ed istituzionali tra Italia e Cina.


