Cucù, il rapper non c’è più. Tra provincialismo e “polizia morale”
La decisione di annullare i concerti dei due celebri rapper Travis Scott e Ye/Kanye West è un autogol clamoroso e doloroso per Reggio Emilia. Per riprendere le condivisibili reazioni di un amministratore di C.Volo, “una cosa del genere – l’annullamento per motivi di ordine pubblico ndr – in Italia non si è mai vista”. I due concerti a quanto pare non si faranno. Il riformista e liberale Calenda, che aveva tuonato contro Kanye, la cui esibizione avrebbe forse fatto arrabbiare Nethanyau (in tutt’altre faccende affaccendato), vince forse per la prima volta in carriera una battaglia politica, nella città, Reggio, più rossa che ci sia. Le motivazioni addotte dalla disposizione prefettizia lasciano a dir poco perplessi.
Innanzi tutto statuiscono di fatto che a Reggio Emilia non si possono fare i festival, che da tempo sono una delle manifestazioni più importanti della musica pop/rock/rap ecc. mondiale. Cioè si stabilisce che la nostra città e l’Arena non sarebbero idonee a ospitare due grandi concerti (neanche tanto grandi in realtà, visto che uno dei due non stava vendendo tantissimo), uno a ridosso dell’altro. In secondo luogo si adducono a pretesto dell’annullamento i rischi di “contromanifestazioni” nei confronti di Ye/Kanye West. Ma allora perché, ci chiediamo, sono stati annullati entrambi i concerti di Travis Scott e Kanye/Ye? Se due grandi concerti erano un problema insormontabile, perché non salvarne almeno uno? Inoltre, quando mai Travis Scott (80.000 spettatori a Milano senza neanche una lattina vuota buttata per terra) che non è né politicizzato né un provocatore come Ye, ha creato problemi di ordine pubblico?
La decisione è grave, anche perché passa sopra le teste di una marea di persone, circa 100.000 (!), che avevano comunque già acquistato il biglietto per assistere ai concerti dei due artisti. Stendiamo un velo sul dilettantismo esibito dall’amministrazione locale, che mai avrebbe dovuto cercare di mettere il cappello sul tormentato festival ospitando la conferenza stampa di presentazione col mitico Victor Milani nella sede del Comune, con grande esposizione di assessori e sindaci presenti e passati. Sugli organizzatori non vogliamo infierire: chi è causa del suo mal…La cosa che più disturba però è il mix di bigottismo e provincialismo esibito dalla politica reggiana. Il pretesto è stata la svastica sulla maglietta con cui Ye si è fatto fotografare qualche anno fa (cosa da cui l’artista ha poi pubblicamente e ripetutamente preso le distanze). Certo, le provocazioni di Ye sono spesso ributtanti, ma ci si accorge solo adesso che il rap è scorretto?
Evidentemente i politici reggiani, sia a destra che a sinistra, non hanno nemmeno il sospetto che il rock, il pop, il rap siano provocatori per definizione. Cercano cioè lo scandalo per banali ragioni di marketing. A Reggio sembra essere tornati alla fine degli anni ’50, quando negli Stati americani del Sud si bandiva Jerry Lee Lewis per il disordine della sua vita sessuale, o agli inizi degli anni ’60, quando gli evangelici bruciavano i dischi dei Beatles perché John Lennon aveva dichiarato che i Beatles erano più famosi di Gesù Cristo. O all’Inghilterra del 1977, quando ai Sex Pistols veniva impedito di esibirsi perché in una canzone avevano definito la monarchia inglese (ultimamente a Reggio molto apprezzata e in modo bipartisan) “un regime fascista”. E intanto Sid Vicious, icona del punk, da bravo provocatore situazionista, se ne andava in giro per il ghetto ebraico di Parigi col giubbotto borchiato e la maglietta con la croce uncinata (a ridaje…).
D’ora in avanti insomma all’Arena vogliamo solo brave ragazze e cocchi di mamma, no Miley Cyrus che mima con l’asta del microfono la masturbazione sul palco, ecc., così forse PD, Tarquini e De Lucia non avranno nulla da ridire. E il bello è che non è neanche la prima volta: ricordate la Commissione Consiliare sul trapper Gani e sul suo video musicale infarcito di maranza?
Insomma, se vogliamo spendere 125 euro per andare ad ascoltare la musica di un rapper bislacco e “suonato” come Ye saranno ben affari nostri o serve prima il bollino di approvazione della polizia morale come in Iran?
E dunque la chiosa finale di questo pezzo non può non essere: una Kate non fa primavera, rimaniamo i soliti provincialoni e la nostra città rimedia una bella figuretta di emme.

