Crolla Trump, trionfano i Dem, quelli veri. Panico tra i putiniani reggiani
Trump addio.
Il personaggio di gran lunga più pericoloso che si sia mai insediato alla Casa Bianca, Donald Trump, da oggi è un’anatra morta e stecchita, più che zoppa.

I Democratici USA (quelli veri, non la loro pallida imitazione italiana, ormai ridotta a una riesumazione tardiva del PDS ex-PCI di dalemiana memoria) portano a casa un successo landslide, su tutto il territorio nazionale, fanno il pieno alla Camera e ottengono anche una solida maggioranza al Senato. In elezioni di Midterms estremamente partecipate.

I Democratici hanno riconquistato dopo decenni perfino il Texas, con un candidato presbiteriano e abbastanza moderato, l’ex seminarista James Talarico e una governatrice donna e latina, Gina Hinojosa. In questo caso Trump paga le folli politiche draconiane e le violenze dell’ICE contro l’immigrazione, le deportazioni che qui chiamiamo “remigrazione” e che hanno fatto inorridire gran parte dell’America e dell’Occidente.

Trump resterà in sella altri due anni e farà sicuramente danni, opporrà il diritto di veto, cercherà di continuare ad arricchire sé stesso e il suo entourage facendo affari con i peggiori dittatori del mondo (Putin, Kim Yong Sun, Xi Jinping, il regime venezuelano, ecc.), ma ormai è politicamente finito. Anche in considerazione del fatto che non è più rieleggibile. Tra i Repubblicani è già iniziata la corsa a smarcarsi da lui, e questo indebolirà ancora di più il partito in vista delle Presidenziali del 2028.
Quali saranno le conseguenze per l’Italia?
Per Giorgia Meloni, che è comunque stata molto abile, a differenza di Salvini, a smarcarsi dal trilionario americano, non sono buone notizie. C’è un’onda lunga che punisce i politici di destra al governo, chiaramente alimentata dalla drammatica perdita del potere di acquisto che colpisce anche in Italia sia il ceto medio che le classi più povere.

In un clima del genere, perfino la scombiccherata alleanza del Campo Largo, o Campo Lavrov che dir si voglia, rischia di vincere le elezioni politiche in Italia nel 2027. Certo i due più probabili avversari di Giorgia Meloni, ovvero l’armocromista Elly Schlein o l’avvocato del popolo “Giuseppi” Conte, richiedono una buona dose di masochismo per essere votati. Ma l’elettore di centro-sinistra, e anche gli italiani più apolitici in generale, si tureranno il naso e li voteranno, pur di nominare un qualsiasi governo alternativo a quello che non è stato in grado di migliorare le loro condizioni di vita. Sia il programma politico di Conte che quello di Schlein sarebbero più che sufficienti a fare sprofondare l’economia italiana al livello di quella argentina, per non parlare delle loro demenziali posizioni in politica estera, ma l’elettore italiano medio confiderà che alla fine sia Schlein che Conte, come già fatto con i Governi Conte 1 e Conte 2, obbediranno come cagnolini alle direttive della UE, che tiene stretti i cordoni della borsa, senza la quale il 90% delle amministrazioni pubbliche italiane avrebbe insormontabili problemi a pagare stipendi dei dipendenti pubblici, pensioni, scuola e sanità.

In Europa la sconfitta di Trump avrà pesanti ripercussioni. Putin ha esaurito la finestra temporale che avrebbe dovuto consentirgli di spezzare la resistenza ucraina. I blogger filoucraini oggi giustamente esultano: Trump potrà fare ciò che vuole, ma, con un Congresso USA così nettamente filoucraino, gli USA in Europa tornano a essere dissuasivi rispetto ai possibili colpi di mano del dittatore russo. Tutto è possibile negli ultimi 2 anni di presidenza trumpiani, ma in sostanza in Europa l’America è tornata. Il Pentagono, già riottoso rispetto alle mattane dell’inquilino della Casa Bianca, da oggi farà di testa sua.

Putin può guardare con ottimismo alle elezioni francesi, che molto probabilmente manderanno all’Eliseo la sua amica Marine Le Pen. Ma la Germania non è contendibile, resta strenuamente antiputiniana, e in Gran Bretagna la stella di Farage è in declino, e il potere politico britannico, a cominciare dal Re Carlo e dalla bella Principessa Kate, sono pronti in ogni momento a mandare truppe e aerei in Europa Orientale per fermare manu militari il macellaio del Cremlino.

Anche per Netanyahu le cose si complicano. In patria non dispone più di una maggioranza e ha perso l’alleato più fedele. Entrano al Congresso USA numerosi rappresentanti filopalestinesi, come il celebre El Sayed, che si rifiuteranno di dare carta bianca a Israele nella guerra contro le formazioni terroristiche di Hamas ed Hezbollah e contro il regime teocratico iraniano. Spiace per i Tupamaros reggiani, che ispirano la giunta Massari con gli esiti disastrosi per Reggio Children che abbiamo visto e sui social vomitano contumelie sulla democrazia israreliana, ma Israele resta l’unico Paese al mondo dove gli Arabi possono inviare in Parlamento i rappresentanti che preferiscono. La democrazia, pur malandata, funziona ancora abbastanza bene, sia in Israele che negli Stati Uniti.

Dunque, noi del CPI, che abbiamo in odio tutti i dittatori e i politici autoritari, festeggiamo il declino di Trump. I putiniani italiani, cioè tutti coloro che non sostengono l’Ucraina, affranti dal fatto che il loro Vate del Cremlino perda il suo più solido alleato e dalla dimostrazione che per vincere le elezioni non sia indispensabile essere comunisti, ma basti e avanzi difendere la libertà, la democrazia, i diritti umani e l’onestà (vaste programme, comunque), sono già scatenati sui social a commentare che “tanto non cambierà nulla”. Invece cambia, eccome se cambia.

